L’intervista

Meloni torna in tv: «La destra al Colle, tabù da superare» 

La premier ospite a Rete 4 Renzi: vuole il Quirinale 

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Certo, «dipenderà dagli italiani». Ma se la sua maggioranza dovesse fare il bis alle prossime elezioni «si potrebbe superare questo altro grande tabù», cioè quello di un presidente della Repubblica «non di centrosinistra». Giorgia Meloni torna in tv in piena modalità campagna elettorale, dopo l'infilata di impegni internazionali e un weekend lontana dai riflettori. E scandisce quello che mai così esplicitamente aveva rivendicato. Chi non è di sinistra «non è figlio di un dio minore, ha gli stessi diritti» e quindi può legittimamente puntare anche al Colle più alto.

L’intervista

Sarebbe la chiusura del cerchio, quello che alcuni definirebbero lo sdoganamento definitivo della destra e che lei definisce invece l'affermarsi «di una cosa banalissima». Cioè che, dopo la presidenza del Consiglio e il Governo «pure più longevo» di quasi tutti quelli del passato, la estra potrebbe esprimere «ottimamente» anche il Capo dello Stato. La premessa – nei “10 minuti” di Nicola Porro su Rete 4 – è quella di rivincere le elezioni ma lei ripete che non è per questo che si sta cercando di cambiare la legge elettorale. La riforma «non favorisce nessuno, favorisce gli italiani», ribadisce, avvalorando la sua tesi con la puntualizzazione che «se provi a fare una legge cercando di apparecchiarti la situazione che secondo te può essere meglio per vincere, perdi automaticamente». A osteggiarla, insiste, sono «quelli che non hanno mai vinto le elezioni» e che vogliono continuare ad andare al governo con i «giochi di palazzo».

Lo scenario

Sul fatto che la posta in gioco della Politiche del prossimo anno vada oltre Palazzo Chigi, lo conferma a un certo punto dell’intervista la stessa premier, rispondendo senza esitazione alla domanda di Porro sul Colle. Peraltro: Sergio Mattarella scade nel 2029, quindi la scelta del suo successore spetterà al prossimo Parlamento. Un tema, questo dell’importanza che la presidenza della Repubblica ha per la leader di FdI, non se lo fa sfuggire Matteo Renzi. Sui social l’ex capo del Governo segnala subito un elemento: Meloni «scopre le carte» e «vuole il Quirinale per sé o per un suo fedelissimo».

Il precedente

Stando alle cose sinora dette in maggioranza, non è per sé che la premier guarda al Colle ma per la sua parte politica. Tanto che non più tardi di sei mesi fa, alla conferenza stampa di inizio anno, a domanda precisa aveva risposto in due tempi. Prima con una battuta («perché non mi chiedete mai di andare a lavorare per Fiorello?»), poi aveva liquidato la questione con un «mi faccio bastare il livello mio».

Gli altri temi

E se sulla burocrazia Meloni ha detto che per affrontarla «servirebbero una decina di legislature», rispetto ai rapporti con Macron ha spiegato che «non abbiamo mai litigato». Sul caso Trump, la premier ha ribadito che «non ero inginocchiata, non sono antiamericana oggi», mentre sulle parole di Mark Rutte, segretario della Nato, circa le basi italiane e la guerra in Iran, Meloni ha detto che «l'Occidente unito è più forte». Chiusura infine a Vannacci: «Difficilmente tu puoi costruire qualcosa con qualcuno che palesemente vuole solo distruggere, no?». Dell’ex generale condivide la remigrazione: «Già la facciamo, sono i rimpatri volontari assistiti».

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