Villanovaforru.

Centro migranti senza acqua, il sindaco scrive al prefetto: «Sovraffollamento insostenibile» 

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Sarebbe un problema legato all’approvvigionamento idrico ad aver innescato, sabato, la protesta pacifica da parte di una quarantina di persone del Centro di accoglienza straordinaria per migranti di Villanovaforru. Sul posto era intervenuta anche una pattuglia dei Carabinieri per monitorare la situazione. L’episodio ha spinto il sindaco Maurizio Onnis a chiedere di nuovo alla Prefettura una riduzione del numero degli ospiti.

I disservizi

Da circa due mesi, in seguito ad alcuni lavori eseguiti nella zona, la struttura riceverebbe acqua in maniera contingentata. Per far fronte alla situazione si è fatto ricorso alle autobotti, ma nei giorni scorsi il centro sarebbe rimasto senza scorte. Una situazione che, considerato il caldo di questi giorni, avrebbe spinto gli ospiti a manifestare. Nella struttura qualcuno avrebbe addirittura iniziato uno sciopero della fame prima di scendere in strada. Già ieri, però, la pressione nella rete risultava più elevata con la cisterna nuovamente riempita. In serata è arrivata anche un’autobotte proveniente da Sassari. «Nessun problema nella rete idrica gestita da Abbanoa», precisa tuttavia il gestore del servizio.

I precedenti

Il Cas opera da una decina d’anni e, in passato, il paese aveva già affrontato il dibattito sull’accoglienza, come nel 2023, quando venne ipotizzato un ampliamento attraverso l’installazione di tende. In seguito ai fatti di sabato, il sindaco Maurizio Onnis ha inviato quella che definisce «l’ennesima» lettera alla Prefettura, dicendosi «certo che le ragioni dello Stato schiacceranno come sempre quelle della comunità e quelle degli stessi migranti».

Il problema, sottolinea, «non sono gli ospiti del Centro», ritenendo che siano le leggi italiane a non consentire la «giusta inclusione». Nel documento Onnis non entra nel merito del problema idrico, «estraneo alle competenze comunali», ma ribadisce la criticità strutturale: «115 ospiti sono un numero sproporzionato rispetto ai 550 residenti. Le difficoltà idriche avrebbero un impatto minore se la struttura ospitasse meno persone».

Le richieste

Il primo cittadino prosegue: «Chi decide che debbano essere così tanti?». Sulla stessa linea anche il suo vice, Matteo Mandis: «A fronte di una presenza decennale pacifica del Cas, non possiamo tollerare che situazioni dovute anche a un evidente sovraffollamento influiscano sull'ordine pubblico nel nostro Comune. Confidiamo nella Prefettura per il ripristino delle condizioni minime umanitarie e di sicurezza nel Centro, che comprendono una drastica riduzione del numero di ospiti».

Al di là delle criticità emerse negli anni, Villanovaforru si è sempre distinto per la sua accoglienza, promuovendo iniziative di integrazione come corsi di lingua tenuti dagli ospiti del Centro e una cartellonistica tradotta anche nelle lingue parlate dai migranti. Per Beatrice Tuveri, commerciante, il suo è «un paese che include», specificando che «i problemi ci sono qui, come dappertutto». A confermare questo clima ci sono alcune storie, come quella di Paul Boakye, arrivato dal Ghana. Dopo aver vissuto nel Cas, oggi ha un contratto a tempo indeterminato in un’impresa del paese, e come lui anche Chune Brain, che dal Gambia ha trovato qui una nuova vita. Boakye ha anche acquistato casa. «Casa è quel posto che ti fa stare bene», racconta. Poi invita a superare gli stereotipi: «Le brave persone, come le cattive, sono in Africa, come in Italia e nel resto del mondo».

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