Incentivi alla mobilità all’interno delle Asl e contratti a tempo indeterminato: sono le basi del piano con cui la Regione proverà a far fronte all’addio ai medici a gettone che in Sardegna, negli ultimi due anni e mezzo, hanno da un lato tamponato le falle dei pronto soccorso e dall’altro inciso pesantemente sulle casse pubbliche. Con 328,95 milioni di euro spesi per la fornitura di personale sanitario tra 2024 e 2025 (il dato è dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione), la Sardegna è prima in Italia con ampio distacco: seconda la Lombardia con 207,39 milioni, terzo il Piemonte con 156,78.
A fornire i gettonisti, fino allo scorso febbraio, erano il Mst group e la cooperativa Amaltea. Poi è rimasto solo il primo: «Circa 100 medici, per un totale di 1.000 turni/mese», precisa il dottor Matteo Zanella, fondatore e amministratore della società vicentina. La convenzione con la Regione scade oggi: da mezzanotte e un minuto comincia una fase nuova, piena di incertezze. Cosa succederà domani nei pronto soccorso di Tempio, Olbia, La Maddalena, Sorgono, Bosa, Ghilarza, Oristano, maggiormente dipendenti dai medici a gettoni? E a Nuoro, San Gavino, Iglesias, Carbonia, Muravera e Isili?
Quadro allarmante
Sindacati, associazioni e opposizioni consiliari descrivono un quadro allarmante. Claudia Zuncheddu della Rete sarda per la difesa della sanità pubblica paventa non solo «la chiusura dei pronto soccorso di numerosi ospedali», i più piccoli, ma anche «l’inevitabile implosione» di quelli dei tre grandi presìdi cagliaritani (Brotzu, Policlinico e “Santissima Trinità”). Gianfranco Angioni del sindacato Usb Sanità parla di un «disastro» che «non è un imprevisto» bensì «il risultato di scelte politiche sbagliate» e di cui «saranno i pazienti a pagare le conseguenze». Per Angelo Cocciu, capogruppo di Forza Italia in Regione, «si continua a colpire l’effetto ignorando le vere cause della crisi: anni di concorsi deserti, pensionamenti mai compensati, scarsa attrattività della medicina d’urgenza, turni massacranti e una programmazione del personale che continua a rivelarsi insufficiente», mentre per il consigliere di Fratelli d’Italia, Fausto Piga, «la tenuta dei presìdi sanitari e la sicurezza dei pazienti sono a rischio» e la sanità sarda «è a un passo dal commissariamento».
Ipotesi incentivi
Del piano della Regione si sa poco. La presidente Alessandra Todde, che ha l’interim per la sanità, ieri è intervenuta sul tema a Cagliari, a margine della conferenza dedicata all’Einstein Telescope: «La scadenza è nazionale», ha detto, ed «è stata imposta dal governo», ma nel frattempo l’esecutivo regionale ha «lavorato con le Asl incentivando la mobilità all'interno delle stesse Asl e creando un albo nazionale per poterci muovere con i professionisti a tempo determinato» e sta «monitorando la situazione». Per incoraggiare i dirigenti medici a passare, per esempio, da un reparto ospedaliero alla frontiera del pronto soccorso, due settimane fa Todde aveva ipotizzato fino a 100 euro in più (che salirebbero fino a 140 per le convenzioni).
Todde ha anche detto che «essere dipendenti da un'unica azienda che, al di là di prendersi dei margini, non ha lasciato molto ai sardi» è «un meccanismo su cui interrogarsi». La Regione, ha aggiunto, non si aspetta «nessun aiuto dal livello nazionale: non l'abbiamo mai avuto»; confida, infine, che le misure messe in campo «in queste settimane» possano «reggere i turni».
Disparità di trattamento
«Bisogna ripartire – sostiene Zuncheddu – dal rispetto della dignità professionale e del diritto a equi trattamenti economici dei medici specialisti in Medicina di emergenza urgenza, sui quali nei pronto soccorso grava il lavoro. I gettonisti non specializzati e con vincolo a poter gestire solamente codici minori, non sono stati di supporto». In pratica, un medico in affitto schivava i casi più problematici (i codici rossi) ma prendeva più soldi dei colleghi dipendenti. Quanti soldi? La leggenda vorrebbe più di 100 euro l’ora contro 33, che a fine mese, secondo i calcoli di Angioni dell’Usb, farebbe «12-13mila euro netti» per i gettonisti contro i 3.500 netti per i medici strutturati. Mst group lima le cifre: «L’appalto – sostiene Zanella – prevedeva un lordo di 81 euro da cui vanno tolte tutte le spese e la nostra quota». Comunque sia, la disparità di trattamento ha alimentato i malumori e accelerato quella che due mesi fa, nell’incontro fra i direttori dei pronto soccorso sardi e la commissione consiliare Sanità, il responsabile del presidio di Ozieri, Luca Pilo, descrisse come una fuga dalla professione ma anche da «un inferno dove otto ore di lavoro diventano dodici più il tempo passato al telefono per calmare il personale, fare i turni e gestire i familiari dei pazienti».
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