Monumenti.

Mausoleo Ghelmann, il messaggio esoterico e l’epigrafe perduta 

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Il 2 novembre, oltre che di raccoglimento e ricordo dei defunti, può essere una giornata di scoperte e riscoperte. Anche del patrimonio simbolico e storico che ci circonda. È il caso del primo mausoleo costruito nel cimitero monumentale di Guspini, che non fu di un notabile locale ma di un tecnico tedesco deceduto mentre lavorava nelle miniere di Montevecchio. La scomparsa dell’epigrafe principale - una grande lastra in marmo o di ottone fissata con perni in ferro, oggi perduta - non permette di sapere se fu malattia o incidente sul lavoro. Ma la fattezza del manufatto, in granito sardo locale, esprime in modo eclatante la cultura massonica. Sulla pietra del basamento, l’unica scritta superstite perché scolpita direttamente nella roccia, si legge “Ing. Ghelmo Ghelmann e Teresa A. Ghelmann”.

Il cognome Ghelmann rimanda al periodo tra fine Ottocento e primo Novecento, quando ingegneri e dirigenti da Germania, Belgio e Francia si stabilirono in Sardegna per gestire l’attività estrattiva. E che un importante ingegnere di Montevecchio abbia scelto di farsi seppellire a Guspini lega indissolubilmente la sua famiglia alla comunità locale. I resti del mausoleo rivelano un dettaglio fondamentale: il grande rilievo scolpito a rombo indica un tecnico di altissimo livello. Il fregio unisce due simbologie. Gli strumenti del mestiere: due martelli da minatore incrociati, mazzetta e punteruolo, sormontati da uno strumento topografico. E il compasso e la squadra, che richiamano la Massoneria. D’altra parte tra fine Ottocento e primo Novecento gran parte della classe dirigente delle società minerarie sarde apparteneva a logge che accoglievano tecnici italiani e stranieri.

Tuttavia Ghelmann non compare tra i nomi dei grandi direttori di Montevecchio, e questo apre tre ipotesi. Poteva trattarsi di liberi professionisti o consulenti esterni, geologi e progettisti di laverie e pozzi legati alle ditte d’appalto; oppure tecnici delle concessioni minori, che pullulavano attorno alla società principale; infine una presenza dovuta a legami familiari. Di fatto la testimonianza funeraria è coerente con la presenza di una vera comunità mitteleuropea a Guspini. Quanto al bassorilievo, racchiude la chiave esoterica che unisce in un solo blocco il lavoro materiale della miniera e l'elevazione intellettuale. La losanga rappresenta la stabilità dello spazio sacro. Il compasso simboleggia la sapienza e il disegno tecnico delle gallerie. La squadra è la rettitudine morale che squadra la pietra grezza. I martelli incrociati, nella tradizione delle corporazioni minerarie tedesche, la Bergbau, sono la volontà guidata dall’intelletto per plasmare la materia. La disposizione, con compasso sovrapposto alla squadra, indica il grado di Maestro Libero Muratore. Fondare una loggia permetteva a questi professionisti isolati di mantenere legami internazionali, condividere ideali di progresso laico e consolidare alleanze economiche.

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