I conti

Manovra: bollette e famiglie le priorità 

Due ore di vertice, la premier cauta sul contributo delle banche 

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L'imperativo è scremare le richieste aggiuntive dei partiti. Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti vogliono blindare la legge di bilancio e al vertice con i leader di maggioranza azionano il freno sugli appetiti degli alleati. I giochi sono ancora aperti, le interlocuzioni con Bruxelles proseguono, ma una cosa è certa: con gli stretti margini di bilancio a disposizione, le risorse vanno concentrate su misure con effetti «tangibili» per i cittadini, ma anche per lasciare il segno in vista delle elezioni. «Tra le priorità su cui sta lavorando la maggioranza figurano gli interventi a favore dei giovani e degli anziani, il rafforzamento della sanità, il sostegno alle famiglie e le misure per fronteggiare il costo dell’energia», fanno sapere fonti della maggioranza al termine del vertice.

La partita

Il vertice dura circa due ore. Si fa il punto sulle interlocuzioni con Bruxelles sulla flessibilità per l’energia e sull’impatto del decreto bollette che ha appena ottenuto il disco verde dell’Ue. Il confronto tra gli alleati si fa subito in salita sul tema spinoso del contributo delle banche. Il Documento programmatico di bilancio ha stabilito che ci sono 5 miliardi da raccogliere dal settore finanziario e non si scappa. Ma il contributo delle banche va negoziato bene, mette in chiaro la premier. Poi ci sono gli obiettivi di ogni forza politica. La Lega punta sulla flat tax fino a 100mila euro, la pensione a 64 anni e la flat tax per i giovani. Forza Italia non molla su taglio Irpef al ceto medio ed estensione dello stop del bollo auto, no tax area per i giovani e recupero delle spese mediche nell’anno in corso. Noi Moderati vuole la cedolare secca per gli affitti lunghi e l’azzeramento delle tasse per gli under 30 neoassunti. FdI punta a risposte per famiglie e imprese.

Campo largo

Intanto, all’indomani del punto fermo messo da Elly Schlein sulla sua candidatura a Palazzo Chigi, nel campo largo restanmo da sciogliere “tre p” dell’alternativa: perimetro, primarie e programma. E dal M5S arriva il primo promemoria: bene aver chiarito la leadership dem, ma adesso serve una roadmap per costruire il programma e arrivare ai gazebo. Escludendo l’ipotesi di assegnare automaticamente la candidatura del campo progressista al partito più votato. Il primo passo potrebbe essere una prova generale di unità in piazza: nei prossimi giorni sono attesi contatti tra i leader per organizzare la mobilitazione comune contro il carovita lanciata da Avs. Oltre all’appuntamento del correntone dem a Montepulciano, con «lo spirito del referendum». All’indomani dell’assemblea, al Nazareno prevale la soddisfazione per il moto d’orgoglio della segretaria, apprezzato, stando a più fonti dem, in modo trasversale. Tra i riformisti - dove l’uscita di Giorgio Gori dall’assemblea era stata messa in conto e non sembra destinata a lasciare grandi strascichi - a rassicurare è soprattutto il sostegno a Kiev. Ma, archiviata la giornata all'insegna dell’unità, restano gli interrogativi. Mentre Silvia Salis si chiama ancora una volta fuori, «totalmente», dalle primarie: «Darò l'appoggio a quello o quella che sarà il candidato del centrosinistra».

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