La diga di Maccheronis è quasi a secco e le reti irrigue sono state chiuse. Con appena un milione di metri cubi d’acqua invasati, l’ennesima crisi idrica riporta al centro del dibattito in Alta Baronia la realizzazione della diga di Abbalughente, progetto discusso da vent’anni e ancora lontano dal trovare una condivisione politica. Tutti concordano sulla necessità di affrontare l’insufficienza delle risorse idriche, aggravata dalla crescita turistica. Le soluzioni, però, dividono amministratori locali e rappresentanti del mondo consortile.
A rilanciare l’ipotesi del nuovo sbarramento è il presidente del Consorzio di bonifica della Sardegna centrale, Ambrogio Guiso, sostenuto dal presidente di Anbi Sardegna, Gavino Zirattu. Contrari i sindaci di Torpè, Posada e Siniscola, che invocano alternative meno costose e con un impatto ambientale contenuto. Il sindaco di Torpè, Gianni Pilosu, mette al primo posto la tutela ambientale. «La diga di Abbalughente si andrebbe a costruire nel cuore del parco di Tepilora, area che oggi fa parte del Mab Unesco. Bisogna stare molto attenti: un’opera del genere potrebbe alterare gli equilibri di un territorio tutelato». Per Pilosu, non è accettabile sacrificare un patrimonio di valore inestimabile quando esistono altre possibilità. Il primo cittadino cita i dati relativi all’acqua che, secondo le sue informazioni, defluisce annualmente verso il mare dal sistema del Posada: circa 490 milioni di metri cubi, a fronte di una capacità massima dell’invaso di Maccheronis di 22 milioni. Da qui la proposta di realizzare serbatoi a valle dello sbarramento, anche di pochi milioni di metri cubi, sfruttando aree lungo il fiume e argini di protezione. Sulla stessa linea il sindaco di Posada, Salvatore Ruiu, che richiama anche l’incognita economica e i tempi di realizzazione. «Si parla di 500 milioni di euro che la Regione, come ha spiegato la presidente Todde, non ha, e di vent’anni necessari per costruirla».
Il sindaco di Siniscola, Gian Luigi Farris, indica invece una strada immediatamente percorribile: servire Budoni e San Teodoro attraverso la diga del Liscia, sottraendo i due centri alla rete di Maccheronis. È proprio nei comuni turistici che, in estate, la domanda d’acqua cresce maggiormente. Separare i due sistemi, sostiene Farris, permetterebbe di alleggerire la pressione sulle risorse dell’Alta Baronia. Una questione resa ancora più urgente dall’emergenza di non potabilità che interessa Siniscola, con possibili ripercussioni sui servizi essenziali, dalle mense scolastiche al centro dialisi.
Di tutt’altro orientamento Gavino Zirattu. «È da anni che si sentono idee diverse che però non hanno mai portato a nulla». Per il presidente di Anbi Sardegna, il cambiamento climatico impone di ripensare la gestione dell’acqua e non esclude la possibilità di realizzare nuovi invasi anche in aree protette. «Non si tratta di ecomostri, ma di opere d’arte che possono convivere con gli ambienti circostanti». E dove esistono già per Zirattu i benefici sono evidenti. «A chi intende smentirmi dico di abbattere anche quelle già esistenti se sono così dannose».
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