La guerra in Iran

L’ultima chance per la diplomazia 

Donald Trump pronto a un nuovo attacco se dovessero fallire i colloqui 

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New York. Donald Trump avverte: la pausa degli attacchi è stata decisa per dare una chance alla diplomazia, ma se fallisce è tutto pronto per un duro attacco all'Iran. Frustrato e all'angolo, il presidente appare sempre più "impantanato" in un conflitto che sta affondando anche il suo capo del Pentagono. La fiducia dei repubblicani e dei Maga nei confronti di Pete Hegseth sta infatti svanendo. Le trattative sono in corso e per facilitarle il commander-in-chief ha sospeso gli attacchi all'Iran dando una chance alla diplomazia. «Stiamo avendo colloqui proficui con l'Iran; vedremo cosa succederà. Ci sono buone probabilità che ne scaturisca qualcosa di concreto», ha detto Trump.

I negoziati puntano a rilanciare i contatti per la definizione di un accordo complessivo e, nell'immediato, per risolvere il nodo dello Stretto di Hormuz. Trump lo vuole aperto e tutti i costi costi per allentare la pressione sull'economia anche a fronte dei nuovi attacchi degli Houthi agli impianti petroliferi sauditi. L'Iran invece non sembra intenzionato a mollare. Il pugno duro di Teheran complica la partita per Trump, che appare - riporta il New York Times - sempre più "impantanato" in Iran. La sospensione degli attacchi concede ai mediatori la possibilità di rilanciare le trattative e, allo stesso tempo, permette a Trump di guadagnare tempo per valutare le sue prossime mosse. Un'operazione massiccia avrebbe delle significative ripercussioni sulla sua presidenza, già consumata dal conflitto. Un assaggio di quello che il commander-in-chief potrebbe decidere è arrivato dal suo social Truth, dove ha pubblicato una serie di foto create con l'intelligenza artificiale. In una ha simulato attacchi all'isola di Kharg, in un'altra è alla guida di una unità americana con indosso un cappellino rosso con la scritta Fafo, "fuck around and find out" in riferimento alla dottrina della sua amministrazione del "provaci e vedrai cosa succede". Minacce a cui i repubblicani guardano con apprensione, temendo una nuova escalation che potrebbe compromettere le già limitate chance alla elezioni di metà mandato.

Il viaggio di Netanyahu

Nel frattempo Benjamin Netanyahu è partito per Washington per l'ottavo faccia a faccia con Donald Trump in un anno e mezzo, il primo da quando il rapporto tra i due sembra essersi incrinato dopo l'avvio dell'operazione congiunta contro l'Iran. Tuttavia, il tycoon sembra voler ancora preservare l'alleato di lunga data mentre in numerose interviste alla stampa americana, Netanyahu non ha mai smesso di sostenere gli sforzi negoziali di Trump con l'Iran. Ma il premier arriva alla Casa Bianca con la condanna unanime della comunità internazionale per l'escalation in corso in Cisgiordania. Sul fronte di Gaza, Netanyahu si presenta con un simbolico gesto di buona volontà in mano, avendo incassato il voto del governo al dispiegamento della Forza di Stabilizzazione Internazionale, uno dei punti chiave del Piano di Trump. I media israeliani riportavano che, durante la riunione di gabinetto, Netanyahu ha detto che ''farà tutto il possibile'' per resistere alle richieste di Washington ed evitare i ritiri delle truppe da quei fronti, che si potrebbero tradurre nello sgretolamento della sua coalizione in vista delle elezioni.

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