Il lutto

L’addio ad Andrea e l’urlo disperato: «Fillu miu, amore» 

Un fratello morto, l’altro in carcere: lo strazio di mamma Bernardetta 

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Le parole di don Giulio Madeddu, risuonano in una chiesa di Santo Stefano attonita. «Ci sono momenti in cui anche la fede non elimina le lacrime e anche un sacerdote non possiede parole capaci di dare una spiegazione a ciò che è accaduto».

Lo ascoltano, in un silenzio rotto solo dal rumore dei ventagli, le tante persone sedute sui banchi accorse per dare l’ultimo saluto ad Andrea Pintus, il 42 enne ucciso a colpi di pistola dal fratello Alessandro, qualche giorno fa nella casa dei loro genitori a Margine Rosso.

Il dolore di una madre

Nelle prime file, davanti al feretro ricoperto di rose rosse e gerbere bianche, mamma Bernardetta è una maschera di dolore. Una Maria Addolorata che piange un figlio morto ammazzato e un altro, che non compare neanche nel necrologio, ora in prigione accusato di uno dei più atroci dei delitti. Papà Audisio invece non c’è: schiacciato da una pena impossibile da sopportare è rimasto a casa. Ci sono invece gli altri parenti e c’è la compagna di Andrea, Alice, che prima dell’ingresso del feretro, stringe la bara in un forte abbraccio sussurrando tra i singhiozzi: «Come farò amore mio, non ci posso credere». Non ci può credere nessuno in questa chiesa dove nessuno fiata. Mamma Bernardetta sta ferma, immobile. Respira a fatica, ogni tanto si accascia. La sorreggono e le danno dell’acqua, e resta lì davanti a quel suo figlio che le è stato tolto in casa sua, in quella casa dove i suoi figli li aveva cresciuti e visti farsi grandi.

L’omelia

«Siamo qui», prosegue il sacerdote, «perché quando il dolore diventa troppo grande ha bisogno di essere portato davanti a Dio. In questi giorni una tragedia ha toccato più persone: un fratello ci lascia, una donna combatte tra la vita e la morte e l’esistenza di un uomo è segnata da una grande responsabilità». Il pensiero è a Michela Rubiu 47 anni, raggiunta dai proiettili di Alessandro Pintus, suo marito, nel bar di famiglia a Solanas, pochi minuti prima che lo stesso Alessandro andasse a colpire il fratello a Margine Rosso.

«Quando il peccato dell’uomo manifesta tutta la sua forza distruttiva», prosegue don Giulio, «Dio non abbandona nessuno dei suoi figli. Continua a piangere con chi soffre, a sostenere chi è ferito e a chiamare alla conversione anche chi è precipitato nell’oscurità. Nessuno, oggi, è fuori dal suo sguardo. Per questo, Signore, oggi non ti chiediamo di spiegarci il dolore. Ti chiediamo soltanto di non lasciarci soli dentro di lui. Accogli Andrea nella tua pace, sostieni questa famiglia, che porta una croce che soltanto le tue mani possono sostenere, e insegnaci, anche nell’ora più buia, a credere che il tuo amore è più forte del male e che la tua vita è più forte della morte».

L’addio

Alla fine della celebrazione, dopo che le dolci note dell’Ave Maria di Peppino Patteri risuonano durante la comunione, mamma Bernardetta e la compagna Alice accompagnano il feretro nel cortile. Il commiato sono le urla disperate di una mamma che in un solo colpo si è trovata con un peso insopportabile da sostenere: «Amore di mamma, fillu miu, non è possibile». E una voce lontana, una parente, che grida «morto per niente, morto per niente». Vestiti di verde, con lo sguardo basso e gli occhi pieni di lacrime ci sono gli amici cacciatori di Andrea. Lanciano in alto palloncini verdi, prima che il carro funebre, prosegua il suo viaggio, per il cimitero di San Michele a Cagliari per la cremazione.

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