L’emergenza

Accise e caro carburanti, Isola nella morsa dei rincari 

Ieri un litro di diesel costava in media quasi 2 euro e 20 Benzinai in difficoltà, ma il conto ricade sui consumatori 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

La speranza condivisa, in Sardegna, è che il taglio delle accise freni la folle corsa del gasolio, che ieri nell’Isola ha raggiunto il costo medio di 2,192 euro al litro al self service, il sesto più alto in Italia. La benzina, invece, era a 1,990. Se non ci saranno ulteriori ritocchi – com’era invece successo lo scorso aprile – col taglio di 17 centesimi voluto dal Governo il diesel tornerebbe (per il self) sotto la famosa soglia psicologica dei 2 euro, riducendo i danni provocati da un mese di continui rialzi.

I benzinai, questo mese, hanno dovuto ritoccare i prezzi alle colonnine praticamente ogni giorno. «Nel mio distributore», conferma Tore Garau, referente regionale della Figisc Confcommercio e gestore di una stazione di servizio a Sant’Antioco, «solo a partire dal 19, il gasolio è rincarato di 14 centesimi al litro, la benzina di 3». In questo la Sardegna segue senza scarti la tendenza nazionale: il 1° luglio in Italia benzina e gasolio erano praticamente appaiati (1,806 in media la prima, 1,884 il secondo), poi è cominciato il volo del diesel, arrivato ieri a una media nazionale di 2,038 euro/litro, mentre la verde è “solo” a quota 1,979. Una forbice sempre più larga, che il Governo ha scelto di restringere.

I costi della guerra

Garau tiene un occhio sulle quotazioni internazionali del petrolio (Brent e Plats) e l’altro alle notizie sulla guerra del Golfo Persico che, fa osservare, con le sue alternanze di “quasi pace” e nuove fiammate di bombardamenti e ritorsioni, influenza ovviamente le oscillazioni. Ieri, almeno, i mercati sono rimasti stabili. Peccato che quando il petrolio rincara rincarano anche gasolio e benzina, i cui prezzi scendono invece con molta più fatica quando il greggio si fa più economico: non molte settimane fa, quando la pace sembrava fatta, si era arrivati a 60 dollari a barile, ma chi ha fatto il pieno non ha notato grandi differenze. Certo, come fa notare un’altra rappresentante di categoria, Gabriella Ruggiu, referente della Fiab Confesercenti, «non siamo noi benzinai a fare i prezzi: ce li comunicano le compagnie. Per noi, che abbiamo margini ridotti (nel mio caso 3 centesimi al litro), è un problema fare provviste con costi così alti: parliamo di consegne da 10mila litri e di assegni molto pesanti. Ora, col taglio delle accise, venderemo a prezzo ridotto il carburante che abbiamo pagato caro».

Consumatori spremuti

Alla fine, però, il conto lo pagano i consumatori, che si lamentano. «Soprattutto i turisti», ammette Garau, «che per arrivare qui hanno già dovuto pagare il dazio del caro traghetti, e poi si trovano a pagare caro il pieno per potersi spostare nell’Isola». Turisti che, peraltro, arrivano già con capacità di spesa erose e hanno magari ridotto i propri giorni di permanenza e tagliato il possibile. «Molti stranieri però ci dicono che nei loro Paesi si paga di più», sostiene Ruggiu. Possibile: danesi, olandesi e tedeschi sicuramente. Non certo gli spagnoli, che rispetto agli italiani hanno la fortuna di risparmiare 33 centesimi su ogni litro di benzina e 42 su uno di gasolio.

Giorgio Vargiu, presidente regionale di Adiconsum, continua a battere da mesi il tasto della speculazione: «Le compagnie petrolifere lucrano sulla crisi di Hormuz, che a ben vedere non ha portato a una diminuzione della produzione di carburanti. Per me questo è sciacallaggio, e comporta rincari a cascata sulle bollette e su ogni merce che viene fatta viaggiare». Nemmeno lo Stato è esente da colpe: «Si parla dell’extragettito dell’Iva, ma l’imposta viene applicata a un costo che già comprende le accise. Indecente». Soluzione? «Applicare le accise mobili non basta: si deve fissare un tetto massimo alle accise, stabilire la cifra massima che può prendere su un litro di benzina o di gasolio, a prescindere dalle oscillazioni di mercato». Intanto, a chi non può o non vuole rinunciare a spostarsi, Vargiu dà un consiglio: «Prima di rifornire, fate una piccola indagine di mercato e individuate il distributore più convenienti della zona dove vi trovate. Usate l’app dell’Osservaprezzi rilasciata dal Ministero. Non è molto intuitiva né immediata, ma funziona».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi