Giampaolo Locci non verrà giudicato insieme agli altri 64 coimputati, ma affronterà un processo autonomo. La posizione del pregiudicato di Bari Sardo, diventato collaboratore di giustizia, inizialmente unita a quella di altri coimputati all’interno di un unico maxi processo, è stata stralciata dal tronco principale. L’ha deciso il gup del Tribunale di Cagliari, Giulia Tronci, durante l’udienza di ieri mattina in cui Locci, assistito dall’avvocata Valeria Maffei di Roma, è comparso sugli schermi dell’aula in collegamento remoto da una struttura protetta della Penisola.
L’uomo, che venerdì compirà 58 anni, è considerato la mente della banda di cui faceva parte anche Mino Marongiu, ucciso il 9 luglio di due anni fa in piazza Roma, ad Arzana. Alla luce delle richieste degli avvocati, la vicenda giudiziaria assume la fisionomia di un processo spezzatino.
Riti alternativi
Secondo il procuratore capo della Dda e il sostituto Danilo Tronci, l’operazione “Termine” ha messo in luce una fitta rete di narcotrafficanti. L’epicentro delle attività illecite era l’Ogliastra e qui la banda poteva contare su figure di spicco della criminalità locale e arsenali per lo smistamento di fiumi di cocaina. Lo stesso Locci in casa custodiva una sessantina di armi. Anche di precisione. Alcune pure di pregevole fattura. Fucili da caccia, bombe e caricatori. Tutto materiale pronto all’uso. Un vero e proprio arsenale. Tra le persone finite sotto accusa ci sono Debora Contini (35 anni, di Tortoli), compagna di Mino Marongiu, difesa dagli avvocati Mario Solanas e Stefano Piras, Davide Carracoi (52, autista di Locci, assistito dai legali Alessandro Fanni e Maurizio Corda) di Bari Sardo, in carcere a Massama, Giulio Sechi (82, di Tortoli, Solanas), Graziano Usai (50, di Arzana, avvocato Francesco Marongiu), Federico Cualbu (50, di Girasole, avvocato Paolo Pilia). Tutti gli ogliastrini, a eccezione di Cualbu, che ha chiesto il patteggiamento, hanno scelto di essere giudicati con l’abbreviato. Soltanto due dei 64 imputati (Mario Baltolu, di Olbia, e Manlio Floris, di Sanluri) hanno deciso di sottoporsi a rito ordinario.
Per questi ultimi il giudice deciderà il 27 settembre, per tutti gli altri finiti nei guai il processo è stato aggiornato al prossimo 16 novembre.
Il gran pentito
La regia dello spaccio era curata da Locci. L’ex agente della polizia penitenziaria, professione che aveva svolto in giovane età, prima di finire nei guai per associazione mafiosa nell’ambito dell’inchiesta legata a Maria Ausilia Piroddi, è diventato collaboratore di giustizia. Dopo l’arresto del 6 ottobre 2025, Locci ha fatto ritrovare agli inquirenti 42 chili di cocaina sotterrati in un terreno, un arsenale con kalashnikov, fucili a pompa, lanciagranate e munizioni.
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
