Dal rischio terrorismo in Italia e in Europa, che aumenta con la guerra all’Iran, al crescente fenomeno dei minori radicalizzati; dalla minaccia ibrida sempre più pervasiva di Russia e Cina alle proteste di piazza monitorate «con la massima attenzione». “Governare il cambiamento” è il titolo della relazione annuale dell’intelligence presentata ieri alla Camera, nel 21° anniversario della morte di Nicola Calipari a Baghdad. La tecnologia è il fil rouge: «È un acceleratore dei processi ma è anche una vulnerabilità», ha detto il direttore del Dis Vittorio Rizzi. In un tempo che registra il maggior numero di conflitti dalla seconda guerra mondiale (61), quando il 72% della popolazione vive in Paesi governati da autocrazie (dal 49% nel 2004). Con Rizzi c’era l’autorità delegata alla sicurezza, Alfredo Mantovano, i direttori di Aise ed Aisi, Giovanni Caravelli e Bruno Valnesise, e il presidente del Copasir, Lorenzo Guerini. La relazione si ferma al 2025, ma la possibilità di un’accelerazione in Iran era già contemplata. Con l’ipotesi di «un innalzamento anche in Europa e in Italia del rischio terrorismo, soprattutto rispetto a target israeliani o statunitensi. In prospettiva, la propaganda jihadista potrebbe, in modo opportunistico, strumentalizzare un eventuale conflitto che coinvolga Teheran, invocando un jihad globale contro il comune nemico occidentale». E c’era già l’attacco a Gaza a soffiare sul fuoco di un «sentimento antiebraico». Quanto accade oggi in Iran, ha spiegato Mantovano, «incrementa le pulsioni antiamericane e antisraeliane, ma, considerando che il soggetto aggredito è il regime iraniano, non c’è la compattezza che c’è stata nei confronti della Palestina». Poi la questione russa. «Il Cremlino - nota l’intelligence - ritiene di fronteggiare una minaccia di lungo periodo da parte dell’Europa, assurta a principale blocco antagonista di Mosca, dopo il consolidamento dei canali di dialogo con Washington». Si sottolinea quindi «la spregiudicatezza delle azioni russe» in territorio europeo, con attacchi a infrastrutture critiche più che quintuplicati tra il 2023 e il 2025. Fino alle azioni ibride, dal cyber alla disinformazione. Sul fronte interno, gli anarchici sono la minaccia più concreta, ma l’attenzione è alta anche sulle manifestazioni di piazza.
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