Nessuna resa dei conti fino al 23 marzo. Il Pd e Alessandra Todde hanno rinviato ogni chiarimento sul caso delle nomine nelle Asl a dopo il referendum sulla giustizia. E così i dem, che per due volte consecutive avevano disertato la seduta dell’esecutivo, ieri hanno partecipato con tutti e tre gli assessori. Per adesso, nel rispetto della tregua referendaria, si va avanti così. Ma questo non fa che limitare l’attività della Giunta e del Consiglio regionale, contesta il centrodestra. Il vicecapogruppo di FdI Fausto Piga ricorda che «era gennaio, la maggioranza non aveva approvato neanche la finanziaria 2026 che già annunciava una successiva e imminente variazione di bilancio, definita la più importante della legislatura, per recepire le ingenti risorse dall'accordo Stato-Regione sulla vertenza entrate». Ora, però, «la guerra delle poltrone tra il Pd e la presidente Todde sta bloccando nelle casse regionali il tesoretto». Infatti, spiega, «se è vero che la resa dei conti tra dem e 5S è stata rimandata a dopo il Referendum, significa che l’iter in Consiglio regionale per programmare i fondi della vertenza entrate slitterà a maggio, per essere ottimisti». Insomma, «di fatto, ancora una volta, si perde tempo».
La manovra
La variazione di bilancio da 750 milioni allo studio dell’esecutivo è una vera manovra, la più importante della legislatura perché triennale e perché a differenza delle normali finanziarie ha i fondi svincolati. La Giunta potrà approntarla grazie all’accordo con lo Stato sulle entrate che ha consentito di iscrivere in bilancio risorse aggiuntive pari a 1 miliardo e 70 milioni di euro. L’idea è di non frammentare le risorse, di scegliere piuttosto due o tre politiche importanti (sanità, misure contro lo spopolamento, attrazione di investimenti, interventi sulla filiera bovina) e puntare su quelle. Ma per riuscirci serve massima collaborazione e non certo attrito tra le due maggiori forze di maggioranza.
«L’Isola in ostaggio»
«La Sardegna non può rimanere in ostaggio dei tira e molla tra la presidente Todde e il Pd», aggiunge Piga, «se ci sono i margini per chiarire lo strappo, è bene che il chiarimento avvenga subito, ci sono 750 milioni di euro per tre anni, di cui 250 milioni per 2026, che attendono di essere programmati, non spendere in modo tempestivo queste risorse significa vanificare l’importanza delle stesse, imprese, famiglie e territori non possono aspettare i comodi del Campo largo, le risorse vanno stanziate subito senza perdere tempo».
Tavolo rinviato
Per il momento ogni chiarimento è rinviato. «Manca poco alla consultazione referendaria», aveva detto il segretario dem Silvio Lai alla direzione di venerdì scorso a Oristano, «sentiamo la responsabilità di dare un contributo sardo alla vittoria del no che può cambiare il clima nel Paese. Questo per noi viene prima di tutto, e per queste ragioni nelle prossime tre settimane serve una tregua referendaria».
Ma a tutti era sembrato chiaro che, nel frattempo, le trattative sarebbero andate avanti. Invece, il tavolo a cui parteciperanno le segreterie nazionali e regionali dei due partiti è rinviato a dopo il 23. A questo vertice parteciperanno, per il Pd, il segretario Silvio Lai e Igor Taruffi della segreteria nazionale, per il M5S, la vicepresidente del M5S con delega al coordinamento nei territori Paola Taverna, il neo vicepresidente Ettore Licheri e il neo coordinatore regionale Alessandro Solinas. Dopo questo passaggio, sarà la presidente della Regione Alessandra Todde a fare sintesi e a convocare, a sua volta, un vertice di maggioranza con le forze politiche sarde del Campo largo.
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