La pressione di Donald Trump su Benyamin Netanyahu. L'offensiva diplomatica dell'Europa contro Itamar Ben Gvir. Sulle due sponde dell'Atlantico si moltiplicano i segnali di insofferenza nei confronti di Israele. Per la prima volta i “ministri estremisti” del governo israeliano entrano nella bozza delle conclusioni dei leader europei, segnando un passo ulteriore verso possibili misure restrittive al vertice del 18-19 giugno. La formula negoziata dai Ventisette è ancora modificabile, ma certifica il cambio di clima seguito all'ultimo caso Flotilla, rafforzando il fronte dei Paesi - guidati dall'Italia - che chiedono un segnale netto nei confronti del titolare della Sicurezza israeliana.
Il primo snodo arriverà il 15 giugno, quando i ministri degli Esteri riuniti a Lussemburgo discuteranno le opzioni messe sul tavolo dall'Alta rappresentante, Kaja Kallas, nel tentativo di costruire una posizione comune e vincere le resistenze di alcune capitali, Berlino su tutte. Le immagini degli attivisti della Flotilla diretta a Gaza ammanettati e in ginocchio derisi da Ben Gvir, diffuse dallo stesso ministro, hanno rotto più di una resistenza. Un’accelerazione che va nella direzione sostenuta dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, tesa ad aumentare la pressione sul governo Netanyahu senza peraltro mettere in discussione l'accordo di associazione tra l'Ue e Israele, opzione sostenuta da Spagna e Irlanda ma priva dei numeri necessari tra i Ventisette. «Il governo italiano non è la panacea dell'universo. Soprattutto sono gli Stati Uniti che devono fermare Israele. Noi stiamo facendo la nostra parte», ha osservato ieri Tajani, ricordando che la chiave per orientare le scelte di Netanyahu,resta nelle mani di Washington.
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