L’Ue non vuole intervenire su un decreto ancora aperto ma avvisa: «Il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili è vietato dall’AI Act». E Palazzo Chigi assicura: l’Italia «continuerà a rispettare la normativa europea, come fatto finora». Una formula che lascia intuire margini per qualche ritocco in Consiglio dei ministri - forse già il 4 agosto. Ma il parere di Forza Italia porta al rinvio del voto in commissione Affari europei alla Camera, lasciando prima emergere i distinguo con FdI e ottenendo poi l’introduzione di una serie di paletti alle commissioni Giustizia e Affari costituzionali di Camera e Senato. All’indomani del via libera lampo della commissione Affari europei a Palazzo Madama, il governo ribadisce che il decreto per recepire l’AI Act nasce «in coerenza» con le norme Ue e nel pieno rispetto delle garanzie costituzionali. Ma restano dubbi sugli articoli 8 e 10: il riconoscimento biometrico in tempo reale, con autorizzazione anche solo orale della magistratura, e la possibilità di conservare per sette giorni i dati biometrici in luoghi sensibili come stadi, piazze e cortei. E alla Camera, in commissione Affari europei, la relatrice Cristina Rossello (FI) formula una serie di osservazioni non distanti dai rilievi del campo largo. Le opposizioni additano le difficoltà di una maggioranza in cui si respira un clima «da caserma», piegata ai «diktat di Chigi». Lo strappo FI-FdI si ricompone poche ore dopo: nelle commissioni di Camera e Senato il parere passa con i voti del centrodestra e il no compatto delle opposizioni. Ma il via libera arriva insieme a una serie di paletti: più garanzie sulle banche dati, un maggior controllo umano e l'autorizzazione del giudice, anziché del solo pubblico ministero.
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