Piria (MedNet): il piano dell’Ares è da annullare

Budget bloccati: prestazioni a rischio per la riabilitazione  

«Le nuove tariffe solo sulla carta» Le società fanno ricorso al Tar  

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C’è un’emergenza, un’altra, nella sanità. Riguarda le prestazioni ambulatoriali di riabilitazione, che si stanno riducendo, perché i budget non sono stati adeguati, e i centri accreditati che le erogano non possono più garantire i numeri necessari per far fronte alle necessità dei pazienti. Il paradosso – sottolineano gli operatori – è che mentre si cercano le soluzioni per ridurre le liste di attesa, in generale, qui si creano le condizioni per allungarle.

Mancato adeguamento

«Dal primo gennaio 2025, in seguito alla delibera della Giunta regionale 54/8 del 30 dicembre 2024, sono entrate in vigore nuove tariffe per le prestazioni di fisiokinesiterapia e riabilitazione ambulatoriale, con incrementi medi superiori al 40%», spiega Mauro Piria, medico fisiatra, presidente MedNet e vicesegretario dell’associazione nazionale fisiatri. «Il nodo, però, è che l’aggiornamento tariffario – che arriva finalmente dopo 25 anni – non è stato accompagnato da un adeguamento dei tetti di spesa assegnati alle strutture accreditate che erogano tali prestazioni per conto del Servizio sanitario regionale. E se il budget non cambia, si compromette l’accesso alle cure, cioè se le risorse disponibili sono le stesse, diminuisce il numero di prestazioni che possono essere garantite».

Le conseguenze

Le conseguenze per i cittadini possono essere pesanti: allungamento delle liste d’attesa, difficoltà a completare cicli terapeutici nei tempi clinicamente utili, rallentamento dei percorsi di recupero dopo interventi, traumi o eventi neurologici, rischio di rinuncia alle cure o di spinta forzata verso il privato. «In molte situazioni la riabilitazione è efficace se avviata presto e svolta con continuità», avvertono i medici, «pensiamo al recupero dopo un intervento ortopedico, alle problematiche neurologiche, alla perdita di autonomia negli anziani, alle patologie croniche dolorose e disabilitanti. Il ritardo della presa in carico può diventare un danno clinico, con esiti peggiori e maggiore carico assistenziale per famiglie e caregiver».

Il ricorso

Le strutture di Fkt avevano già inviato una formale istanza alla Regione, segnalando che «sono stati raggiunti livelli di saturazione molto elevati e che, senza interventi correttivi, anche nel 2026 si rischia una riduzione importante dei volumi erogati, fino a percentuali che mettono in seria crisi la continuità dell’assistenza».

Le sollecitazioni non sono state raccolte, anzi. Tanto che ora venti società – con gli avvocati Stefano Porcu e Mauro Barberio – hanno fatto ricorso al Tar contro l’Azienza regionale della salute (Ares) e chiesto l’annullamento del Piano per l’acquisto delle prestazioni per il 2025 (approvato a fine ottobre scorso) che «non ha tenuto conto del nuovo regime tariffario, e destina alle prestazioni di Fkt un budget pressoché coincidente con quello del 2024», mentre le strutture, per non interrompere i trattamenti ai pazienti e non licenziare parte del personale avevano comunque lavorato a pieno ritmo, «confidando su precedenti rassicurazioni informali di Ares», invece, «non solo non si vedranno remunerare una buona parte delle prestazioni erogate, ma dovranno patire il grave pregiudizio – senza ristoro – dei costi sostenuti per il personale impiegato nei trattamenti».
La richiesta

«Chiediamo», conclude Piria, «un atto di coerenza alle indicazioni ministeriali recepite solo in parte dalla Regione: se si aggiornano tariffe e regole, bisogna anche assicurare che il sistema possa continuare a garantire, realmente e non solo sulla carta, le prestazioni essenziali ai cittadini. Se la riabilitazione diventa più difficile da ottenere, non si colpisce un “comparto”: si colpiscono le persone. In sanità la lista d’attesa non è un numero statistico: è un dolore che dura di più, un recupero che parte tardi, un’autonomia che si perde, un diritto che si indebolisce».

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