L’evento.

Le antiche dimore spalancano le porte 

Domani le case campidanesi più belle saranno visitabili per l’edizione di “Lollas” 

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Ci sono volti, storie e fatica dietro ogni casa campidanese che resiste. In una città che ha perso gran parte della sua memoria storica, c’è chi si è rifiutato di vedere le domus morire dietro abbandono e incuria e che ha deciso di dare a quei ruderi la speranza di una nuova vita. Quasi degli eroi che cercano di conservare tradizioni e storia dietro le mura delle loro case.

Case che si preparano a mostrare al pubblico nella nuova edizione di “Lollas-case in festa” al via domani e che continuerà anche domenica, promossa dal Comune con il sostegno di Regione e Fondazione di Sardegna e in collaborazione con Ottobre in poesia, distretto rurale di Sant’Isidoro e Campagna Amica e coordinato dall’associazione Enti locali per lo spettacolo.

Lucida follia

Perché ristrutturare una casa campidanese non è certo facile. Anzi come dice Pina Congiu di Casa Carboni-Congiu in via Trieste, «è una pazzia e per farlo bisogna avare la testa un po’ matta>. E lei e suo marito quella pazzia l’hanno cavalcata. «Abbiamo sempre avuto il sogno di vivere in una casa campidanese. Ci eravamo innamorati di una domus in via La Marmora ma poi il nostro ingegnere ci aveva un po’ scoraggiato tirando fuori il problema dell’umidità, così avevamo desistito>. Ma quel sogno è tornato anni dopo più forte che mai, «e abbiamo comprato in via Trieste una casa crollata per metà. L’abbiamo rimessa in sesto e adesso siamo qui, felicissimi di mostrarla per Lollas».

In via Battisti, Carmela Stocchino e suo marito Antonio Pippia sono in pieni preparativi. «Questa casa l’abbiamo comprata che era un rudere», raccontano, «e l’abbiamo ricostruita pezzo per pezzo. Abbiamo fatto gli impianti, messo le tegole, rifatte le stanze e continuiamo a fare, adesso stiamo mettendo le pietre in cortile». Fare tutto questo, «è una gioia enorme, perché mette tristezza vedere chi abbandona queste domus, perché la memoria storica della città non si po' perdere». L’idea è sempre quella, «di aprire non solo per Lollas ma anche in altre occasioni per portare le scuole».

Soddisfazione

Una delle case campidanesi più antiche è quella di Celio Pusceddu e Mariana Serra in via Martini: «Abbiamo ereditato questa casa e l’abbiamo rimessa in sesto», dicono. «Rifacendo il magazzino, recuperato le stanze e qui c’è sempre da fare. Non vediamo l’ora di aprire per Lollas».

I costi per ristrutturare le antiche domus sono altissimi come spiega l’impresario Davive Marras: «Tutto dipende dai metri quadri, dai vincoli e così via ma diciamo che si aggirano tra i 300mila e il milione di euro. Per intenderci se per un appartamento spendi 150mila euro per una casa campidanese ne spendi il doppio».

Ed è questo il motivo per cui molti non ristrutturano e il cento storico della città è pieno di case campidanesi e palazzotti dell’Ottocento che cadono a pezzi riversando calcinacci e mattoni si strade e marciapiedi.

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