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L’anno di Gigi D’Alessio: libro, film e il sogno del triplete a San Siro 

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Chiudere un intenso triennio live a San Siro è il sogno di Gigi D’Alessio, che dopo un 2025 e un 2026 on the road si appresta a un altro anno di concerti, e non solo. Nel 2027 uscirà al cinema “Solo se canti tu”, un film biografico interpretato da Matteo Paolillo. Il 14 novembre “Gigi Palasport” ripartirà dal Palazzo dello Sport di Roma, già tutto esaurito, mentre il 22 maggio 2027 l’artista sarà all’Arena di Verona con “Gigi & Friends in Arena”. A giugno sarà la volta di “Gigi Stadi”, con un doppio appuntamento il 5 e 6 giugno allo Stadio Maradona di Napoli. Concerti che arrivano sull’onda della residency alla Reggia di Caserta, dove Gigi ha riunito 100mila spettatori in dieci appuntamenti, e dell’ennesimo raddoppio a Roma, il 15 dicembre, che porta a quattro i concerti nella Capitale in meno di un anno. Per il novembre del 2027 è già in programma un tour europeo. Ma «è un bel sogno chiudere questo triennio a San Siro», sottolinea D'Alessio, che ha appena pubblicato il singolo “Picciré”: «L’ho scritta per Ginevra, la mia bimba più piccola, che ha tre anni, ma mi son reso conto di aver scritto una canzone che è per tutti i figli, per tutti i papà, per tutte le mamme. Questa canzone, che possa piacere o non piacere, è intelligenza napoletana, non è intelligenza artificiale». Un messaggio di amore per la musica contenuto anche nel film in uscita a ottobre 2027 «che avrà un messaggio sociale perché si parte da quando avevo 6-7 anni e finirà nel momento in cui comincio a fare il cantante. Proprio per dimostrare ai ragazzi di oggi che bisogna fare i sacrifici, che non bisogna usare le scorciatoie. Io ho studiato 8 ore di pianoforte tutti i giorni, ho sottratto tempo a trenini, costruzioni, al pallone, però a 59 anni mi diverto ancora». Il film si chiamerà “Solo se canti tu”, perché «non sono nato come cantante, scrivevo le canzoni per altri ma avevo vergogna di cantare, ero una persona molto timida». In attesa del film, si riparte dai live. «Puoi avere anche un miliardo di streaming ma quando vai in un teatro da mille posti o in uno stadio da 50 mila quella è la prova regina di tutto. Oggi è come se il mondo si fosse diviso in due: c’è chi fa pochi streaming e molti paganti e chi fa molti streaming e pochi paganti; c’è chi è bravo perché è famoso e c’è chi è famoso perché è bravo».

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