Inviata
San Gavino. «Il cherubino con il volto di Giorgia Meloni nella chiesa di Roma? Noi siamo arrivati molto tempo prima». Riccardo Caboni, sangavinese di 50 anni, ricorda ancora il Natale del 2003 quando la cittadina dello zafferano fu al centro di uno scandalo del tutto simile a quello scatenato nella capitale dal restauro con il quale l’artista Bruno Valentinetti ha donato a un angelo della basilica di San Lorenzo in Lucina i lineamenti della premier con tanto di mappa d’Italia portata in volo dalle sue piccole mani.
I successori
A San Gavino quella volta fu l’artista nuorese Pietro Longu a raffigurare sul portone in bronzo della chiesa intitolata alla patrona Santa Chiara, sotto la figura maestosa del martire che ha dato il nome al paese, l’allora sindaco Fedele Melas e l’allora parroco don Fiorenzo Pau, entrambi scomparsi. Quando l’effige, dopo una lunga attesa, venne svelata, era la vigilia del Natale di 22 anni fa, destò un grande stupore e non mancarono polemiche talmente forti che ancora oggi la questione sembra alquanto delicata. Lo sa bene il sindaco di San Gavino Stefano Altea: «Io in quegli anni non mi occupavo di politica, ma ricordo bene quel che è accaduto. Questo tema è ancora un tabù – dice nel timore di toccare un nervo ancora scoperto per i familiari del suo precedessore che per due consiliature guidò il Municipio che con la chiesa in questione divide la piazza. Proprio per non riaprire vecchie ferite Altea cerca una soluzione salomonica: «C’è da dire che a suscitare scalpore fu soprattutto il fatto che la raffigurazione era in un luogo sacro mentre il sindaco è un’istituzione laica che rappresenta tutti i cittadini, credenti e non». Inutile chiedere l’opinione del successore di don Fiorenzo Pau, l’altro protagonista illustre dell’opera. L’attuale parroco don Pier Angelo Zedda chiede di non essere neppure citato e al telefono oppone un fermissimo: «Non voglio rivangare il passato».
I ricordi
Tornando al tavolino del bar dove si sorseggiano aperitivi a pochi passi dal Municipio, Caboni sottolinea un aspetto che ritiene essenziale: «Ritengo che nelle scelte di un artista non si debba mettere bocca ma una cosa è creare un’opera ex novo nella quale si decide di rappresentare chi si vuole, come è capitato a San Gavino in un contesto tra l’altro locale, tutt’altra cosa è trasformare un affresco già esistente». Alberto Ibba, studente 26enne, ne fa anche una questione geografica: «In un contesto nazionale questo tipo di esaltazioni stonano, mentre a livello locale non mi ha dato problemi. E se è stato fatto vuol dire che c’è stato il via libera di chi di dovere». A ricordare la figura del sindaco Melas è Francesco Cirronis, barista 59enne: Fedele Melas è stato un sindaco benvoluto a San Gavino, forse a quei tempi avrebbero potuto evitare una cosa simile che, però, torna utile ora dandoci un ricordo del passato».
L’opera nella chiesa della patrona in quei giorni attirò la curiosità di molti cittadini che corsero a verificare la somiglianza tra il volto del sindaco, del parroco e di un altro sangavinese, Sandro Frau, muratore – anch’egli scomparso – ritratti ai piedi del cavallo del martire. «All’epoca questa cosa mi sembrò una cavolata galattica – dice Francesco Pinna, manager 52enne –. Se fossi stato io il sindaco non lo avrei permesso. Tra l’altro ricordo bene che in quella piazza giocavamo a pallone e il portale della chiesa era la nostra porta. Comunque a San Gavino non è la prima volta che i cittadini sono al centro di un’opera d’arte, nella chiesa di Santa Teresa molti nostri compaesani sono stati ritratti da Sergio Putzu».
L’artista
E l’artista sangavinese, Sergio Putzu, al telefono conferma: «È vero, io ho ritratto dei miei compaesani, ma con la mia arte ho dato un volto agli ultimi non ai politici. Credo che quello di raffigurare il sindaco allora in carica sia stato un errore». A quanto pare il volto che emerge dal bronzo del portale di Santa Chiara non è l’unica traccia del defunto sindaco Melas. «Voleva lasciare un segno del suo passaggio e infatti ha persino fatto incidere il suo nome sulla campana della chiesa di Santa Teresa», assicura Putzu, artista prolifico che ha donato a San Gavino decine di murales.
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