Riforma

Il pacchetto sicurezza in Consiglio dei ministri «L’opposizione collabori» 

L’ipotesi: “scudo” dalle indagini per tutti, non solo per gli agenti 

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L’input è accelerare, costruire «velocemente» norme «efficaci» per dare un segnale dopo le scene di violenza a Torino. Diversi nodi giuridici sono ancora sul tavolo, a partire da quelli sul fermo di prevenzione, ma il governo «al momento» intende portare domani in Consiglio dei ministri un pacchetto sicurezza con un decreto e un disegno di legge, che stanno prendendo forma in una lunga serie di riunioni tecniche. Sul tavolo politico, il vertice a Palazzo Chigi con Giorgia Meloni, i vicepremier, i ministri di Interno, Giustizia e Difesa e i vertici delle forze dell’ordine, ha individuato le priorità. E al termine la premier, «anche alla luce delle dichiarazioni della segretaria del Pd Elly Schlein», ha lanciato un appello alle opposizioni «a una stretta collaborazione istituzionale». Con la proposta di presentare «una risoluzione unitaria» da votare quando Matteo Piantedosi riferirà in Parlamento.

Il rebus del voto

Ma sono decisamente fredde le risposte del centrosinistra, soprattutto dal M5S. La premier avrebbe lanciato l’appello convinta, anche alla luce di interlocuzioni dirette, di trovare una sponda almeno in Schlein, e non sarebbe rimasta sorpresa dalla risposta di Giuseppe Conte. Intanto l’appuntamento in Aula del ministro dell’Interno è ancora incerto. Alla Camera è prevista alle 14 una sua informativa, che però non prevede votazioni. Le trattative per cambiare il format dell’intervento in “comunicazioni” (a cui segue il voto su una o più risoluzioni) per ora non sono decollate. Sembra più facile un’intesa maggioranza-opposizioni in Senato, e se ne discuterà nella capigruppo convocata oggi alle 15. Le eventuali comunicazioni potrebbero essere collocate domani mattina.

I dubbi di costituzionalità

Il confronto a Palazzo Chigi è durato un’ora. Il preambolo è servito a ribadire «il pieno sostegno alle forze dell’ordine». Poi si sono affrontate le misure prioritarie. «È il momento giusto per soluzioni ragionevoli ma muscolari, severe ma giuste», la linea attribuita a Matteo Salvini, che con insiste per rendere il pacchetto il più ampio possibile. A partire dalla protezione per gli agenti, il cosiddetto “scudo”. Si valuta una misura che valga erga omnes, non solo per le forze dell’ordine, per non rendere automatica l’iscrizione al registro degli indagati: l’ipotesi - come in una proposta di legge di FdI - è che, quando viene commesso un reato ed è ravvisabile una causa di giustificazione, il pm entro 7 giorni debba svolgere accertamenti preliminari prima di procedere, se strettamente necessaria, all’iscrizione. Restano forti dubbi di costituzionalità sul fermo di prevenzione, inizialmente previsto di 12 ore (ma Salvini lo propone di 24-48) nelle bozze di disegno di legge: si sta studiando un passaggio giurisdizionale che coinvolga il magistrato nella sua applicazione. Gli stessi dubbi valgono per l’ipotesi di introdurre la cauzione per gli organizzatori delle manifestazioni, sostenuta in queste settimane dalla Lega. Inoltre sono in corso riflessioni tecniche sul potenziamento del divieto di accesso ai centri urbani (Dacur), anche questo collocato inizialmente nella bozza di ddl: una misura che avrebbe criticità applicative, con rischi per l’ordine pubblico evidenziati anche dalle forze dell’ordine.

Cautela azzurra

In maggioranza da più parti emerge la preoccupazione per rilievi costituzionali da parte del Quirinale. Da settimane sono in corso interlocuzioni da cui è emersa la necessità di contemperare il principio della sicurezza con la libertà d’espressione.

Nodi sollevati anche da Forza Italia, che condivide l’idea delle norme ma purché siano «efficaci e armonizzate con i principi di diritto che vigono nel nostro Paese». La cauzione per i cortei «è una misura complicata da attuare» perché «c’è il tema della responsabilità oggettiva», ha notato il capogruppo Maurizio Gasparri. E rispetto al fermo di prevenzione ha invece fatto notare che già esiste la norma dell’obbligo di firma per i tifosi.

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