Un libro sotto l’ombrellone.

«L’amore può succedere, l’errore è cercare di meritarlo» 

Antonella Boralevi e la sfida letteraria alla più antica delle bugie 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

È la storia di due donne, lontane nel tempo e unite dal destino. Elisabeth, trent’anni, colazione da Tiffany, amore per l’architettura e quello vero - di amore - non ancora incontrato. E poi c’è Clementina, diciassette anni, gioia pura, il debutto al Gran Ballo e la passione. Al centro c’è la bugia, che Antonella Boralevi, scrittrice, giornalista, conduttrice e autrice televisiva, venti libri già pubblicati e due bassotti, ha deciso di smascherare. Lo fa con il suo ultimo romanzo “L’amore può succedere”, edito Baldini+Bompiani: questa sera, alle 19,30, arriva in Piazzetta a Porto Cervo per la presentazione.

Qual è la bugia?

«Ci sono tante donne, a partire da me, che pensano che per essere amate devono meritarselo. Cresciamo sentendoci dire che dobbiamo essere buone, belle, brave e perfette. Se ti educo dicendoti “Fai la brava perché così ti vorrò bene”, te lo porti dietro tutta la vita. Ti convinci che l’amore devi meritartelo».

Invece?

«L’amore non si merita: è un diritto, ti spetta, succede. Questa è la verità che ci è stata nascosta per secoli».

Elisabeth non si aspetta più nulla dalla vita. Lei?

«Aspettarsi qualcosa dalla vita penso sia necessario. Quando ti svegli la mattina, per forza esci dal letto e dici vediamo cosa succede. Poi che uno si aspetti di venire riconosciuto per la persona che pensa di essere piuttosto che arrivino cose gratis è un’altra cosa. A qualcuno succede, ma è raro».

Lavora con il linguaggio: cosa pensa di quello di genere?

«Penso che sia necessario usare il femminile laddove la lingua italiana lo possiede. Magari usare il femminile come neologismo, insomma, perché le parole non entrano nel linguaggio perché qualcuno ti ordina di usarle. Ma è importante dire la pilota d’aereo piuttosto il pilota: dobbiamo inserire nell’abitudinarietà mentale delle persone la consapevolezza che non c’è un ruolo nato per i maschi e a cui le ragazze sono riuscite ad ambire».

Cittadine e cittadini…

«Basta tutti, altrimenti è come voler dipingere la luna di verde».

Parità tra sessi: come siamo messi?

«Stiamo facendo una grande strada, dalle suffragette che si battevano per il diritto di voto in poi, ma questo non vuol dire che l’abbiamo raggiunta. Rimangono certi stereotipi, c’è ancora da fare. Ma avere una presidente del consiglio donna è eccezionale. La Meloni è stata bravissima».

A Vannacci non piace il termine femminicidio.

«Vannacci ha fatto una confusione semantica, di significato, nel senso che il femminicidio non definisce il genere della vittima. Si chiama femminicidio per la natura motivazione: è femminicidio quando un uomo uccide una donna perché non corrisponde alla sua esigenza di renderla succube».

Le parole sono finestre che si spalancano…

«Se ci pensi è così. Da ogni parola si può guardare dentro e fuori. Prendi due parole, amore e libertà. Le più abusate. Quante volte diciamo “L’ho fatto perché ti amo”, per la libertà sono una grande ammiratrice di Gaber: ha trovato la definizione perfetta. Libertà è partecipazione».

RIPRODUZIONE RISERVATA

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi