L’analisi.

«L’aggressività nasce dalle difficoltà nelle relazioni» 

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Tre risse in una sola notte a Cagliari, più un’altra a Sassari, non possono essere derubricate a coincidenza. Claudia Salvago, psicologa, legge la violenza oltre le botte: «La sofferenza giovanile è un tratto di questo tempo. Il punto centrale va però cercato nella tolleranza alla frustrazione: è un’abilità che si apprende sin da bambini ma oggi sempre meno allenata. Quello che sembra mancare nella società odierna è la capacità di sostenere le emozioni meno piacevoli. Non c’è più l’abitudine alla noia, non si entra in contatto con l’insoddisfazione».

La conseguenza di questo distacco è «l’evitamento esperienziale – continua la psicologa, esperta di disagio giovanile –. Rifuggire dalle emozioni percepite come negative fa mettere in atto un comportamento disfunzionale che, per esempio, ha ricadute nelle abilità comunicative. Significa non trovare spazi di pacifica interazione nelle relazioni col prossimo. Quindi si passa alla passività, tipica di quei ragazzi che si isolano, o all’aggressività, come nelle risse».

Ovvio che gli adulti si devono interrogare. Le famiglie, la scuola e «anche lo Stato», dice Salvago. «L’osservazione dei comportamenti giovanili, pur senza voler fare di tutta un’erba un fascio, induce a pensare che nei ragazzi sia diffusa la pretesa del “tutto e subito” – sottolinea la dottoressa –. Non potrebbe essere diversamente quando nel percorso educativo ogni difficoltà viene soffocata con una ricompensa immediata. O con l’allontanamento dall’emozione frustrante. Succede anche quando si scrolla sullo smartphone un contenuto considerato non piacevole». ( al. car. )

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