La mostra.

Labirinti di specchi e sguardi per l’anatomia di un riflesso  

Il progetto artistico dello psicologo e terapeuta Stefano Piras 

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Guardare con occhi diversi, e oggi anche con quelli dell’intelligenza artificiale. «Chi siamo quando ci osserviamo? E, soprattutto, cosa accade alla nostra identità quando a guardarci è qualcun altro?». È attorno a queste domande che si sviluppa “Frammenti d’identità”, il progetto artistico di Stefano Piras in corso di svolgimento al Cornetto Acustico di Cagliari. La mostra, con la fotografia di Giovanni Boscu e la curatela di Francesco Cogoni, resterà visitabile dal giovedì al sabato, dalle 18 alle 20, fino al 3 ottobre.

Piras, psicologo e psicoterapeuta a indirizzo psicoanalitico, in formazione, porta nella sua ricerca artistica una riflessione sulla natura dell’identità. Lo fa con un progetto nato nel 2024 dall'incontro tra il suo percorso professionale e la sua ricerca che parte dalla domanda per lo più introspettiva: «Siamo davvero una sola versione di noi stessi?». Ed è lo stesso Piras a fornire uno spunto di riflessione ulteriore, quasi in risposta alla domanda esistenziale: «L'identità, si costruisce e si trasforma di continuo attraverso la nostra storia, il corpo, le relazioni, l'ambiente sociale e culturale in cui viviamo, ma anche attraverso ciò che stiamo vivendo nel qui e ora. Possiamo sentirci diversi a seconda dei momenti e dei contesti, senza perdere la nostra identità», dice Piras. Ne consegue: «Il concetto di frammentazione, che nel progetto ho voluto esplorare anche tramite uno sguardo psicoanalitico», spiega. «Ho utilizzato specchi frammentati che, durante lo scatto fotografico, scompongono e moltiplicano visivamente il corpo. In questo modo, il corpo diventa il vero protagonista e, in un certo senso, l'opera stessa. Per me era importante soprattutto non rappresentare il frammento soltanto come qualcosa di rotto, ma anche come una possibilità di conoscenza».

Una molteplicità intesa come chiave per aprire (e scoprire) parti nascoste dell’io. L'esposizione evidenzia questo aspetto tramite tre sguardi differenti: la ricerca artistica, la fotografia di Giovanni Boscu, e l'intelligenza artificiale. A tal proposito, Piras spiega: «Da un punto di vista psicologico e psicoanalitico trovo di particolare interesse il tema dello specchio. Da sempre costruiamo una parte della nostra identità anche attraverso lo sguardo dell'altro e le immagini che ci vengono restituite di noi stessi. Oggi l'IA introduce uno specchio nuovo, capace non soltanto di rifletterci, ma anche di modificarci, interpretarci e generare infinite possibili versioni di noi». Nasce, allora, la domanda che apre un nuovo capitolo ancora tutto da esplorare. «A lungo termine penso ci domanderemo quanto utilizzeremo l’IA per esplorare chi siamo e quanto, invece, rischieremo di lasciare che siano le immagini e le rappresentazioni prodotte dalla tecnologia a dirci chi dovremmo essere». Infine, a riassumere in poche parole il concetto complesso è il curatore Francesco Cogoni che scrive: “Frammenti d’identità” «suggerisce che la domanda più importante non sia chi siamo, ma chi diventiamo ogni volta che qualcuno ci guarda».

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