New York. La scure di Donald Trump si abbatte sulle specie a rischio di estinzione. Dopo aver dichiarato guerra all’eolico perché le turbine uccidono gli uccelli e aver allentato tutte le regole per la tutela ambientale, il presidente dichiara aperti gli habitat delle specie a rischio all’agricoltura, alle trivellazioni, alle attività minerarie e allo sviluppo immobiliare. Gli ambientalisti gridano allo scandalo e parlano di “sentenza di morte” per molti animali.
L’Endangered Species Act, approvato da Richard Nixon nel 1973 e che per 50 anni ha rappresentato un’ancora di salvezza per animali come l’aquila calva o l’orso grigio, è nel mirino dell’amministrazione, convinta che la sua interpretazione di “danno” arrecato agli animali sia troppo vincolante. La legge vieta qualsiasi «modifica o degradazione» dell’habitat in grado di uccidere o ferire animali, compromettendone la vita. Negli anni varie azioni legali hanno cercato di rivedere l’interpretazione della norma ma senza successo: nel 1995 la Corte Suprema ha respinto alcuni proprietari terrieri che sostenevano che il concetto di “harm”, danno, dovesse limitarsi all’uccisione o al ferimento dell’animale a rischio di estinzione e non alla modifica del suo habitat. Ora però i proprietari terrieri possono cantare vittoria.
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