Dopo partita.

La rinascita di Jannik:  Una vittoria speciale, dopo Parigi è stata dura 

«Giornate di lavoro infinite: sto dando la mia vita per questo sport. Perdere uno Slam non è fallire» 

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LONDRA. Si è lasciato cadere sull'erba ormai spelacchiata del centrale di Wimbledon, con le mani sugli occhi. E così è rimasto per qualche secondo, Jannik Sinner, dopo il successo bis nello slam londinese, da lui stesso definito «amazing», fantastico. E anche nel rituale di gesti e parole, che qui acquisisce ancora più solennità, Jannik è riuscito a essere un numero 1.

Il posto speciale

«Non c'è posto migliore dove giocare a tennis», ha detto il due volte vincitore, quarto tennista a riuscirci consecutivamente da numero 1 del mondo nell’era open, dopo aver ricevuto il trofeo dalle mani della principessa Kate. «Qui si sentono i nervi tesi quando ti svegli la domenica mattina perché non sai quante volte ti potrà ricapitare, non bisogna dare nulla per scontato. Sono state due settimane magnifiche e il pubblico mi ha dato le sensazioni più belle che un giocatore di tennis possa provare».

Livello alto

La partita ha giustificato le attese dovute a una finale tra i migliori giocatori possibili, visto l’infortunio del numero due del mondo, Carlos Alcaraz, ora scavalcato da Zverev: «Sono contentissimo per la vittoria, ma anche e soprattutto per il livello di tennis che entrambi abbiamo saputo mettere in campo», ha detto ancora. «Si gioca in due e abbiamo dato tutto», ha aggiunto rendendo merito ad Alexander Zverev che lo ha impegnato per quattro set, prima di cedere «al più forte del mondo».

L’avversario

«Non mi piaci più Jannik», ha scherzato il tedesco durante la premiazione, dopo aver incassato la decima sconfitta (nona consecutiva) contro l'italiano. «Mi hai battuto troppe volte. Ma ancora una volta hai fatto vedere perché sei il giocatore più forte del mondo». E poi, rivolto al padre e al proprio team: «Così come al team di Sinner, anche voi meritate i complimenti. Abbiamo vissuto due mesi bellissimi, anche se abbiamo perso questa finale», ha concluso il tedesco, che da oggi tornerà al numero 2 del ranking. «Qui non avevo mai giocato un quarto di finale e quest’anno eccomi in finale. Ora ci credo di poter vincere questo torneo».

La famiglia

Dopo il punto decisivo, ripresosi dalla prima ondata di emozione, Sinner è salito in tribuna per abbracciare prima di tutto il suo team, quindi i genitori Hans Peter e Siglinde e la fidanzata Laila Hasanovic. «Vincere di nuovo a Wimbledon è incredibile. Devo ringraziare il mio team e anche mamma. Era in tribuna e l'ho vista uscire un paio di volte dallo stadio per la tensione. Non è facile essere la mamma di un tennista...». A proposito di team, Simone Vagnozzi ha svelato a Sky Sport che non è sicuro che Jannik andrà in Canada: «Ci penseremo domani (oggi, ndr )».

Stare attenti

Poi i complimenti a Zverev, degno avversario di questa finale. «Abbiamo tutti e due cominciato benissimo, servendo molto veloce. Eravamo preparati al meglio, perciò grazie al mio team». Poi, rivolto a Sascha: «Hai ottenuto uno dei tuoi obiettivi, vincere uno Slam a Parigi. Questa partita è stata così lottata che sono sicuro che ce la farai a vincere a Londra. Dobbiamo stare anche molto attenti se vuoi diventare numero 1», ha aggiunto Sinner. Ma il campione non ha dimenticato il pubblico («mi ha dato le sensazioni più belle che un giocatore di tennis possa trovare») e i raccattapalle («per tutto quello che fanno. Ci rendete la vita più semplice sul campo»).

Dopo Parigi

Tra la premiazione e la conferenza stampa Sinner ha ancora parlato a Sky Sport della vittoria: «Difficile parlare ora. Dopo Parigi abbiamo lavorato veramente tanto. Abbiamo avuto giornate veramente infinite a Monaco, sto dando tutta la mia vita per questo sport e avere di nuovo un titolo del Grande Slam vuol dire moltissimo per me». Umile come sempre, Jannik non ha voluto prendersi il merito di questo trionfo, preferendo allargare il discorso: «Io credo che in questo momento in Italia abbiamo un movimento incredibile in tutto lo sport. Noi giocatori di tennis stiamo facendo bene, Cobolli ha fatto la finale a Parigi, Matteo sta facendo benissimo, siamo talmente tanti che non voglio dimenticare qualcuno. Nella MotoGp stanno andando fortissimo, Kimi (Antonelli, pilota di F1, ndr ) che ho visto qui pochi giorni fa è un ragazzo d’oro. Siamo tutte persone, ragazzi che vogliono dare il 100 per 100 e mi fa piacere che ci sia anche io in questo giro, sono molto molto contento».

La conferenza

«Penso che ogni Grande Slam sia diverso. Una storia diversa, un ambiente diverso, sensazioni diverse prima del torneo. Per me questa vittoria significa molto perché è stata dura dopo Parigi. Anche l'anno scorso è stato difficile. Ma venendo qui, ho cercato di mettermi nella migliore posizione possibile per essere il più competitivo possibile», ha poi detto in conferenza stampa. «A volte capita di disputare un torneo con un buon risultato, altre volte no. Non c'è niente che si possa fare. Non si può parlare di fallimento se non si vince un Grande Slam. Sono giorni davvero rari. Io ne ho vinti cinque in tutta la mia vita. Parliamo di cinque Grandi Slam, ma alla fine dei conti sono solo cinque giorni tra tanti altri», ha spiegato.

La famiglia reale

L'incontro con la famiglia reale gli ha creato un po' di imbarazzo perché «non so mai dove sia il limite». Però «si vede proprio quanto amino questo sport. È la stessa esatta sensazione che proviamo noi giocatori in campo quando li vediamo guardare una partita di tennis. Ho chiesto ai bambini se giocano ancora: sono molto contenti, sì, giocano ancora. Abbiamo fatto una brevissima chiacchierata. Il fatto che si prendano anche il tempo di parlare con me è molto bello. Avere tutto il palco reale lì, persone che restano per una partita di quattro ore, è fantastico».

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