Fedeli cattolici, ortodossi e musulmani, uniti in una preghiera interreligiosa che invoca il dialogo, il rispetto e la bellezza della convivenza. Con la diversità e verso la conoscenza dell'altro, ieri la congregazione dei missionari della Consolata di Olbia ha aperto il cammino di avvicinamento alla 112° Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, in programma domenica. Nel solco tracciato dal tema “Anche uno solo di questi bambini”, scelto per quest'anno da Leone XIV, l’esperienza di raccoglimento multiculturale tra religiosi e comunità è un «messaggio concreto di vicinanza in chi cerca accoglienza e di impegno a costruire una società capace di ascoltare, comprendere e includere». Soprattutto i più piccoli e, con loro, i più vulnerabili, di cui dignità e diritti sono minacciati da uno «scenario migratorio preoccupante e da vissuti segnati da sofferenze, separazioni e incertezza». «Come cristiani non possiamo rimanere insensibili ai dolori, ai pericoli, alla violenza e alla mancanza di umanità nei confronti di tanti innocenti, costretti a scappare per non morire», ha detto il missionario, padre Pietro Togni, responsabile del Servizio pastorale Accoglienza e inclusione della Diocesi di Tempio Ampurias. «Ci scandalizziamo di questi fatti ma ci fa paura che da noi girino tanti migranti, che non sanno parlare, che non hanno permessi e non hanno identità e che, per lunghi periodi, sono nessuno in mezzo a noi e li vediamo nelle piazze senza fare niente e, a volte, facendo del male ma che, se aiutati, vorrebbero costruire senza creare malessere», ha continuato Togni.
L’appello dei bambini
In cerchio, intorno alle riflessioni del vescovo, monsignor Roberto Fornaciari, dell'imam Maalaoui Hamadi, e della rappresentante della comunità cristiana ortodossa di lingue slave Olena Golub, si levano canti di gioia, per la pace, e come un'Onda, brano sulla traversata di un piccolo migrante, inghiottito dal mare e dall'indifferenza. «Il nostro viaggio è lungo, freddo e pieno di buio, troppo spesso incontriamo porte chiuse e cuori indifferenti ma noi siamo solo bambini: il nostro unico sogno è quello di crescere, studiare e giocare, aiutateci a farci vivere!», chiede un bambino per tutti che, tra salmi, ritornelli e testimonianze, che hanno riempito l'atrio della cappella dei missionari, hanno sistemato zaini e scarpine, a rappresentare i loro viaggi verso la speranza di un futuro. «Gli adulti classificano gli esseri umani per la provenienza, ignorandone l'identità, i bambini, invece, danno un nome ai loro compagni: dobbiamo imparare l'accoglienza da loro che non hanno difficoltà a pronunciare i nomi dei nuovi arrivati», ha detto l'imam.
Il vescovo
Parte dalla citazione dal Vangelo secondo Matteo («guardate di non disprezzare uno solo di questo piccoli»), usata dal Papa per la ricorrenza, monsignor Fornaciari: «Ci sono molti modi di disprezzare un bambino: volgere lo sguardo per non vederlo o non rendersi conto quando i bambini camminano soli per le nostre strade perciò dobbiamo sviluppare la nostra coscienza e tenere desta la nostra attenzione per poter rispondere alle necessità dei piccoli». Con la promessa di ripetere l'esperienza, i rappresentanti spirituali delle chiese intervenute hanno concluso: «Con questo momento di preghiera interreligiosa vogliamo dimostrare che ci si può unire davanti alle difficoltà incontrate dai minori migranti».
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