Il focus.

La città delle imprese straniere 

Dalla Marina a Villanova, tra ristorazione, commercio ed edilizia: sono quasi 2000 

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La Marina è soltanto la parte più visibile. Il quartiere dove le insegne raccontano da anni una Cagliari più internazionale, tra ristoranti, minimarket, botteghe e negozi gestiti soprattutto da bengalesi e cinesi. Ma i confini della nuova imprenditoria straniera si sono allargati da tempo: Stampace, Villanova e poi, sempre più, Is Mirrionis. Dietro il cambiamento, ci sono i numeri. E sono numeri che pesano: 1.954 imprese, oltre 3.500 addetti e un’incidenza che vale il 10% dell’intero tessuto imprenditoriale cittadino. Tradotto: un’azienda su dieci, dunque, oggi è guidata da una persona di nazionalità straniera.

La fotografia

A mettere a fuoco dimensioni e caratteristiche del fenomeno è il Centro studi della Confesercenti provinciale di Cagliari: ne emerge una fotografia che va oltre l’immagine tradizionale del piccolo negozio etnico: commercio e ristorazione restano il cuore di questo mondo, ma attorno crescono artigianato, costruzioni e società che erogano servizi. E soprattutto cresce il lavoro. Le aziende a “targa straniera”, infatti, impiegano poco meno di 3.600 addetti, in aumento tra 2024 e 2025. Sommando dipendenti e gli stessi imprenditori, Confesercenti calcola un universo che arriva a circa 5.500 posti di lavoro nella sola Cagliari. Il capoluogo concentra inoltre il 47,2% della forza lavoro straniera dell’intero territorio della vecchia provincia. «È un numero importante da tenere in debita considerazione», sottolinea Nicola Murru, direttore provinciale della Confesercenti.

I settori

Ristorazione ed edilizia sono i due settori nei quali la presenza dei lavoratori stranieri diventa particolarmente evidente. Nella ristorazione, per esempio, ogni attività impiega mediamente 6,43 lavoratori. «Nel settore del commercio, invece, «le imprese su area pubblica rappresentano un autentico “polmone” attraverso il quale ci si può attivare con la partita Iva e frequentare i mercati in modo regolare», spiega Nicola Murru, direttore provinciale della Confesercenti. Crescono anche le attività manifatturiere gestite da stranieri: si tratta di piccole attività artigianali (legate sempre al mondo degli alimenti e bevande, come, per esempio, Kebab, che non fanno servizio al tavolo e per questo sono considerate attività artigianali) che «hanno conquistato un settore al quale gli italiani sono poco interessati o non hanno particolare esperienza», spiega ancora Murru.

Le famiglie

Dietro i numeri, però, ci sono famiglie che hanno ormai messo radici in città. Ed è su questo aspetto che insiste il presidente provinciale di Confesercenti Marco Medda. «Molto spesso sono proprio le micro e piccole imprese straniere a dare lavoro a dipendenti locali», afferma. Imprenditori che devono però fare i conti con «una burocrazia asfissiante» e con le difficoltà nell’accesso ai finanziamenti. Una possibile risposta è il microcredito, «strumento» che secondo Medda sarebbe «particolarmente adatto alle piccole iniziative ma che molti potenziali imprenditori stranieri neppure conoscono.

Il fenomeno potrebbe essere soltanto all’inizio. «Questi imprenditori si sono stabiliti in città con le loro famiglie e i loro figli frequentano le nostre scuole», osserva Medda. Ragazzi che domani potrebbero raccogliere il testimone delle aziende aperte dai genitori. Un passaggio generazionale che il presidente di Confesercenti paragona a quello vissuto da Cagliari negli anni Sessanta e Settanta con le famiglie di imprenditori arrivate dalla Penisola. Cambiano le provenienze, mezzo secolo dopo. Ma dietro quelle 1.954 partite Iva potrebbe esserci già un pezzo della città di domani.

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