il dramma

Oltre 170 arrivi in sole 48 ore «Ma l’hotspot identifica tutti» 

La questora di Cagliari: nessuno sfugge all’identificazione 

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Circa 170 sbarchi da venerdì a ieri, per la gran parte algerini con alcuni tunisini, tra cui una mamma con il suo bambino: per fortuna stanno bene, hanno accertato i medici del Cto di Iglesias. Carabinieri, guardia di finanza, guardia costiera e soprattutto polizia di Stato - che ha la competenza sugli stranieri - lavorano incessantemente, ma l’ondata - anzi, le ondate - di nordafricani si susseguono. L’ultima ieri sera a Sant’Anna Arresi: una quindicina di nordafricani, tra cui una ragazza di 17 anni.

Gli arrivi in massa

Dei quasi 170 migranti giunti in 48 ore nelle coste del Sulcis, quasi tutti sono algerini e sono giunti prevalentemente a Sant’Antioco, Teulada e Porto Pino. Solo ieri ne sono arrivati cinquanta al porto di Sant’Antioco, intercettati durante i controlli di guardia di finanza, guardia costiera e Frontex. Sulle motovedette delle fiamme gialle e di Frontex sono arrivati due grossi gruppi che, a bordo di barchini, sono stati intercettati mentre si avvicinavano alle coste del Sulcis.Tra loro un bambino molto piccolo che con la mamma (sono tunisini) è stato accompagnato da 118 e volontari di Narcao al Cto di Iglesias. Sono intervenuti anche gli agenti del commissariato di Carbonia e la protezione civile Assosulcis, per portare acqua ai migranti. Successivamente i due gruppi sono stati accompagnati all’hotspot di Monastir.

I lavori all’hotspot

Complice il bel tempo e il mare piatto, l’emergenza è ora ordinaria: per le forze dell’ordine e per l’ex Centro di prima accoglienza di Monastir, che dal 12 giugno il regolamento europeo sui richiedenti asilo ha trasformato in hotspot in un modo improvviso che ha sorpreso Prefetture e Questure dei luoghi di approdo. Non ha risparmiato certo quello di Monastir, nei primi giorni impreparato - come altri - all’identificazione obbligatoria entro 48 ore di tutti gli sbarcati nelle nostre coste. Sono tantissimi, specialmente in quest’estate da record. Per settimane, moltissimi dei nuovi arrivati uscivano subito dall’hotspot di Monastir, “presidiato” - si fa per dire - da una guardia giurata e da sparute pattuglie delle forze dell’ordine, a rotazione. Ora va meglio, considerato che il capannone che ospita l’hotspot per i nuovi sbarcati è completato e che, appunto per 48 ore, i migranti non possono uscire. «Nessuno sfugge alle procedure di identificazione», conferma la questora di Cagliari, Rosanna Lavezzaro, che sulla questione dei migranti è particolarmente impegnata «sotto il coordinamento della prefetta del capoluogo, Paola Dessì».

Le identificazioni

L’ex Centro di prima accoglienza, ora hotspot, di Monastir è un cantiere. Già ultimata la parte in cui sono rinchiusi i migranti appena giunti, da sottoporre alle procedure di identificazione e fotosegnalamento, ora si lavora sulla recinzione, anzi: sulle recinzioni. Se ne sta realizzando una seconda, considerato che il primo muro è facilissimo da scavalcare e infatti lo facevano in centinaia. Da un mese e mezzo, assicura la questora Lavezzaro, le contromisure sembrano reggere perfettamente: «Nessuno più riesce ad allontanarsi prima che lo Stato abbia una scheda su di lui o lei, completa di fotografia. E le operazioni della Squadra mobile stanno colpendo scafisti e organizzazioni criminali». Ora l’ufficio Stranieri diretto dal dirigente Fabrizio Selis riesce a tenere il ritmo imposto dal regolamento europeo: «Non è affatto facile».

(ha collaborato

Fabio Murru)

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