La festa religiosa del Redentore unisce tutti: chi sale a piedi in cima al monte Ortobene, chi a cavallo, chi in bici, chi nei bus messi a disposizione dal Comune. Davanti all’altare, in mezzo al bosco, arriva l’eco del “Cammino” di domenica: duemila presenze con gli abiti tradizionali, tutte composte in un corteo senza balli.
Sperimentazione
«Fin dal mio arrivo sento parlare della festa del Redentore, di cosa cambiare o mantenere», dice il vescovo Antonello Mura. «La Chiesa locale - chiarisce - non ha nessuna paura a dialogare, non è la Chiesa dei no preventivi, non rifiuta il confronto, anche perché conosce e sa leggere nella storia il senso di un cammino di fede che va al di là dei pensieri e delle intenzioni personali. Non siamo neanche interlocutori occasionali o uno sponsor qualunque, ma riferimenti necessari e determinanti perché la festa del Redentore merita riflessione non frettolosa».
Il sindaco Emiliano Fenu, nel mezzo della festa, riflette: «Il vescovo ha fatto bene a ricordarci che l’iniziativa del cambiamento di quest’anno è un percorso che va affrontato insieme alla Chiesa e ci deve essere un maggiore dialogo. La Chiesa non ha detto no o sì al Cammino, ma che ci sarà un percorso negli anni successivi».
L’omelia
«Il Redentore - premette il vescovo - non intende rimanere in mezzo a noi come una statua. Vuole essere un maestro di vita». E allora - spiega - no all’indifferenza verso la vita e gli altri, no ad «egoismi personali e comunitari». Precisa: «Quando chiediamo posti, privilegi, carriera, troni e dominazioni è come se ignorassimo la verità su noi stessi, non accorgendoci dei sentimenti che ci muovono, delle pulsioni e delle mire segrete che si agitano dentro di noi. Anche le nostre richieste a Dio, fatte preghiera, sono talvolta frutto di superbia e di prepotenza e, quando manca la sincerità del cuore, generano preghiere che diventano solo pretese». Il monito del vescovo è ampio: «Il potere e il suo utilizzo per sottomettere gli altri è sempre un tradimento del bene comune. Arraffare posti guida, cercare riconoscimenti e privilegi, chiedere di arrivare prima degli altri, soverchiare senza scrupoli, aggiustare tutto a proprio vantaggio, non fa crescere, né salvare e né risorgere le nostre comunità. Gesù ha una soluzione da Redentore. Si può bere al suo calice solo quando si conoscono i drammi della gente e li si condivide dal di dentro, non dall’alto». E poi: «Dobbiamo sempre incoraggiare coloro che ricevono il compito di ricoprire servizi pubblici. Disponibilità delle quali avremo sempre bisogno, anche per evitare quel malinteso e tremendo giudizio a priori che vuole sospettare di tutti, e mette negativamente tutti sullo stesso piano». Bacchetta arroganza e apparenza, vanagloria e rivalità, i cambi di casacca, «indecoroso anche nel campo ecclesiale, perché anche noi rischiamo di essere burocrati di Dio». Infine: «Non basta indignarsi, chiediamoci: noi siamo diversi?».
Quando i cori “Grazia Deledda” e “Bendas” intonano il canto “Deus ti salvet Maria” finisce la processione dove tutti si ritrovano uniti, dalle autorità, con la presidente della Regione Alessandra Todde con l’abito tradizionale, al camminatore Francesco Calledda Zigheddu, partito da Aritzo.
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