I Paesi europei hanno assunto una «posizione distruttiva» sull'accordo tra Trump e Vladimir Putin per l'esportazione di gasolio russo: lo sostiene il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Gli europei, dice, non solo non hanno accolto l'intesa, ma l'hanno criticata duramente. I mercati energetici e petroliferi globali, ha aggiunto Peskov, attraversano una fase di forte tensione, aggravata dall'impossibilità per la Russia di esportare quantità significative di petrolio e prodotti petroliferi.
Nel frattempo Kiev rompe la tregua energetica annunciata da Donald Trump e, accusando Mosca di aver violato la sospensione delle ostilità dopo averla rispettata per alcuni giorni, riprende gli attacchi alle raffinerie russe. Il Cremlino ha denunciato un attacco ucraino contro una raffineria Rosneft nella regione di Rjazan, a sud-est di Mosca, che rappresenta quasi il 5% della capacità di raffinazione russa. Kiev ha inoltre rivendicato l'abbattimento di sei bombardieri Su-34M nell'aeroporto militare di Borisoglebsk, nella regione di Voronezh.
«Volodymyr si dimetta»
Trump, che ha presentato l'intesa come un impegno reciproco, ha concentrato le critiche su Volodymyr Zelensky, arrivando a chiedergli di lasciare la presidenza. Secondo il leader americano, gli attacchi ucraini contribuiscono anche alla crisi del diesel negli Stati Uniti, danneggiando le prospettive repubblicane alle elezioni di metà mandato.
La rottura rischia di aggravare la più grave crisi nei rapporti tra Kiev e Washington dall'inizio della guerra. Tra le criticità, l'esaurimento dei missili Patriot, le limitazioni al sistema satellitare militare Starshield, poi in parte ripristinato, e lo stop alla condivisione di informazioni d'intelligence.
«Affine agli autocrati»
Zelensky ha accusato Trump di avere un'affinità istintiva per gli autocrati e ha definito politica, non tecnica, la decisione di limitare le capacità dei ricevitori Starlink destinati all'impiego militare. Elon Musk ha replicato che Starshield appartiene al governo statunitense e che ogni limitazione è decisa dalle forze armate americane e, in ultima istanza, dal presidente. Trump ha ribadito: «Questo massacro continuerà. È ora che Zelensky se ne vada».
Secondo una fonte del ministero della Difesa ucraino, i terminali Starlink hanno ripreso a funzionare in movimento, ma soltanto fino a circa 160 chilometri orari, limite che ostacola le missioni d'attacco a medio raggio e l'impiego degli intercettori contro i droni russi. Kiev ha inoltre segnalato la mancata ricezione di avvisi occidentali sui lanci di missili russi, basati su sistemi satellitari statunitensi. Trump ha negato di aver trattenuto informazioni d'intelligence, mentre Zelensky ha riferito che l'interruzione è stata attribuita a un problema tecnico.
Gli asset russi bloccati
Gli europei hanno inoltre bloccato, almeno per ora, il tentativo statunitense di sbloccare alcuni asset russi congelati in Europa. Il sostegno europeo non offre alternative immediate ai sistemi satellitari americani utilizzati per individuare i lanci di missili russi. Londra ha avviato l'invio di ulteriori missili a lungo raggio.
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