Referendum

«Il mio Sì di giudice al sorteggio per il Csm» 

Giuffrida alla Camera penale di Cagliari: molti colleghi non si espongono 

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«Vengono a dirci che il sorteggio è antidemocratico. Ma il Csm non è un organismo con finalità politiche: è un organismo di Alta amministrazione che si occupa di nomine, di trasferimenti. Forse un cittadino ha mai avuto la possibilità di eleggere i componenti della commissione chiamata a valutarlo in un concorso?». Scatta l’applauso e vale doppio: per l’argomentazione e perché a proporla è un’esponente della magistratura. Vale a dire Carmen Giuffrida, oggi giudice al Tribunale dei Minori, in passato Pm e poi giudice d’Appello, inevitabilmente la gemma della corona per i sostenitori della riforma Nordio, cioè una trincea che vede molti avvocati e pochissimi magistrati, che ieri si sono dati appuntamento nella Sala Pisano dell’Unione Sarda per l’iniziativa organizzata dalla Camera penale di Cagliari con il comitato Guilcier Sardegna per il Sì e il comitato Vassalli Sardegna.

I luterani

Un appuntamento piuttosto riuscito, a giudicare dalla sala affollata, eppure paradossalmente giocato sulla «solitudine». Quella evocata da Franco Villa, presidente della Camera penale, nel raccontare una campagna che ha impegnato i sostenitori del Sì a contrastare «slogan, mistificazioni, toni offensivi e minacce», con Gratteri pronto a «gettare la rete». La solitudine, in realtà, è un espediente retorico che non serve a sminuire i presenti ma a rimproverare chi è assente, se non in sala quantomeno in trincea: i magistrati per il Sì, che esisteranno pure ma almeno in Sardegna non si palesano, e gli avvocati che magari prenderebbero posizione «ma si preoccupano delle loro carriere». Di «valanga di falsità» da rintuzzare parla anche Franco Atzori del Comitato Guicier (a proposito di puntualizzazioni, arriva «da Ghilarza, che è il paese di Gramsci e non solo degli avi paterni di Giorgia Meloni»). E Pino Aquila, rappresentando il comitato Vassalli, non può che auspicare «il completamento» della riforma firmata quasi 40 anni fa dal guardasigilli socialista. Gavino Tedde dà voce al sentimento luterano dei pro-riforma, protestando contro «il paternalismo di chi si riserva il privilegio di spiegarci le Scritture». Tanto più che non di Testamenti parliamo, ma della Costituzione. E il costituzionalista Marco Betzu per spiegare la natura della legge fondamentale ricorre a un gigante della Corte suprema Usa, Oliver Wendell Holmes: «Non è un cristallo, trasparente e immutabile, ma la pelle di un pensiero vivente» che muta e si evolve. Senza dimenticare la propria missione: limitare il potere e soprattutto i suoi abusi.

Mutazione genetica

Un obiettivo che la giudice Giuffrida persegue con dispendio di miglia e adrenalina («Ieri sono arrivata da Catania a Bologna, poi sono andata a Riccione, oggi un Bologna-Roma e un Roma-Cagliari, stasera torno a Catania») per supplire alla timidezza di molti colleghi, perché «in 51 hanno firmato la lettera aperta per il Sì: a condividerla sono molti di più ma non vogliono esporsi». E le toghe perplesse sul No sarebbero altre ancora, soprattutto quelle di fresca nomina, se non fosse che «alla Scuola superiore di magistratura vengono riprogrammati, gli cambiano il Dna». Il punto è fermare il centrodestra? Eppure il centrosinistra ha proposto la separazione delle carriere «sette volte», dalla bicamerale dalemiana al Pd di Enrico Letta: «Perché oggi è diventata un disegno criminale?».

«Figlia del popolo»

E magari senza il sorteggio dei componenti del Csm, la semplice cesura fra chi accusa e chi giudica «voi avvocati l’avreste già portata a casa». Ma sarebbe stato un compromesso al ribasso, perché l’estrazione a sorte dei consiglieri ha altrettanto senso, altrettanto valore. Serve a eliminare la «occupazione abusiva» del Csm da parte delle correnti. Che valutano i curricula di chi concorre agli incarichi e «sono particolarmente interessate alle Procure: è lì che si fanno le indagini. O non si fanno». Certo, oltre alle promozioni ci sono da valutare i trasferimenti, ma «per un’incompatibilità ambientale non c’è problema: il capobastone raccoglie le firme, si spiega che il tale magistrato non va d’accordo con i colleghi, con i cancellieri, con tutti, e il trasferimento è cosa fatta». Un applauso e fra poche ore e molte miglia si ricomincia, per questi ultimi giorni di campagna. D’altra parte «io non sono figlia d’arte: sono figlia del popolo» e «non ho figli: questa battaglia la faccio per i vostri».

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