Insulti, accuse, volgarità gratuite. Accade a Serdiana dove, da alcuni giorni, circola una canzone, realizzata probabilmente con l’intelligenza artificiale, che mette alla berlina una quindicina di persone con contenuti diffamatori e, in qualche caso, calunnie riferite a presunte attività illecite (spaccio di stupefacenti, furti e truffe).
Contenuti espliciti
L’audio, costruito con il ritmo incalzante e ripetitivo del reggaeton, è stato diffuso in forma anonima domenica scorsa su whatsapp e in pochissimo tempo è rimbalzato sugli smartphone dei residenti suscitando indignazione e rabbia per un testo dai contenuti espliciti con molti riferimenti alla sfera sessuale e intrecci da soap opera. Si fanno nomi e cognomi delle persone prese di mira: ragazzi, ragazze, imprenditori, impiegati e pensionati.
A urne aperte
La diffusione dell’audio nel giorno delle elezioni - a Serdiana domenica e lunedì scorsi si è votato per il rinnovo del Consiglio comunale - non è passata sotto traccia. C’è chi ha ipotizzato un tentativo maldestro di inquinare il clima elettorale, ma c’è anche chi ha parlato di una semplice goliardata sfuggita di mano.
La canzone, inizialmente destinata a una cerchia ristretta di persone, si sarebbe invece diffusa rapidamente arrivando alle orecchie di tutto il paese. In pochi, soprattutto tra le vittime, hanno voglia di esporsi pubblicamente. Tra loro ci sono Giulia Coppo, Gian Fulvio Pala e Monia Coppo, direttrice della scuola per l’infanzia La Coccinella di Serdiana: «Tra i bersagli della canzone ci sono anch’io. Anche se sono stata “graziata”, nel senso che non mi hanno rivolto le offese pesanti ricevute dagli altri. Questa volta non si tratta della solita goliardata che può infastidire, ci sono persone diffamate in modo brutale con contenuti a sfondo sessuale irripetibili, dalla ragazza presa di mira più volte a una signora anziana».
La segnalazione
L’audio è stato subito segnalato a polizia postale e carabinieri. Per risalire ai responsabili si stanno raccogliendo dati e informazioni e si cerca di capire da quale telefono sia partito il primo messaggio audio. L’intenzione delle vittime è procedere con una denuncia formale: «Siamo tutte persone che lavorano seriamente», dice Monia Coppo, «non è una bella sensazione, per questo andremo avanti fino in fondo per fare in modo che non si presentino più situazioni di questo genere».
RIPRODUZIONE RISERVATA
Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati
Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.
• Accedi agli articoli premium
• Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi
