La svolta.

In Danimarca nasce il terzo governo Frederiksen 

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Copenaghen. Non c’è due senza tre. La premier uscente e leader dei socialdemocratici Mette Frederiksen ha ufficializzato l’accordo che le consentirà di rimanere in sella al governo della Danimarca per la terza volta consecutiva dal 2019. Ad annunciarlo è stata la stessa prima ministra, dopo un incontro sullo yacht reale Dannebrog con il re Federico X, che dovrebbe accogliere mercoledì il nuovo esecutivo ad Amalienborg. Un risultato affatto scontato dopo le elezioni di marzo, che hanno segnato la vittoria dei socialdemocratici e il loro peggior risultato dal 1903.

Per sopperire al calo dei consensi, Frederiksen ha costruito in oltre due mesi di trattative incerte una svolta a sinistra, mettendo insieme una coalizione di orientamento progressista formata dai social-liberali, dalla Sinistra Verde e dai moderati centristi, oltre che dal partito della stessa premier. Un governo privo di maggioranza assoluta che controllerà 82 dei 179 seggi totali del Parlamento danese, esponendosi così a una «possibile conclusione anticipata», secondo le prime previsioni degli analisti. A certificare il nuovo orientamento dell’esecutivo è stato Pelle Dragsted, leader dell’alleanza Rosso-Verde, il cui sostegno è stato essenziale per la nascita del Frederiksen ter. Al centro del programma di governo ci sarà una riforma sanitaria, con le cure dentistiche che diventeranno «gratuite per tutti i danesi» entro massimo dieci anni, secondo Dragsted. E, ancora, misure per rendere i trasporti pubblici più economici, costruire nuove abitazioni a prezzi accessibili, ridurre del 50% l’Iva sugli alimenti e abolirla sugli ortaggi.

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