Aeroporto.

In aereo senza biglietto, spuntano altri casi 

Due tentativi sventati dal personale dello scalo: interviene la polizia di frontiera 

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Ci ha provato almeno altre due volte. Il cinquantenne che lo scorso 13 luglio è riuscito a salire a bordo dell’aereo Aeroitalia diretto a Milano, senza biglietto né documenti, ha tentato di replicare il giorno successivo e anche lunedì 20. All’aeroporto di Elmas però l’allerta è massima e il suo volto ormai è noto. E il sistema di controlli di sicurezza è riuscito a intercettarlo in entrambi i casi. Due giorni fa l’uomo è stato accompagnato alla stazione dei treni dagli agenti della polizia di frontiera, che si sono assicurati che si allontanasse dallo scalo. Intanto forse qualcosa in ambito sanitario – anche a causa del clamore suscitato dalla vicenda – potrebbe essersi mosso: in Comune a Quartu, centro di residenza del cinquantenne, sono state avviate le pratiche per un accertamento sanitario obbligatorio: il cinquantenne sarà sottoposto a visite accurate per valutare le sue reali condizioni psicofisiche.

L'allarme

Ciò che è successo al Mario Mameli nei giorni scorsi è finito anche all’attenzione dell’Enac (Ente nazionale per l’aviazione civile). Il cinquantenne è stato individuato a bordo dell’aereo che sarebbe dovuto decollare nel pomeriggio solo perché aveva occupato un posto già assegnato. Dai successivi controlli è emerso che fosse arrivato fin lì senza biglietto né carta d’identità. Stando alla ricostruzione successiva, che si è basata anche sulla visione delle immagini degli impianti di videosorveglianza del Mario Mameli, avrebbe superato il primo varco che si apre solo con la scansione del ticket passando subito appresso a un altro passeggero (come fanno i "portoghesi" in metropolitana) con regolare biglietto. Al desk dell’imbarco, dove avrebbe dovuto mostrare anche i documenti, ha approfittato della confusione: mentre un’addetta ai controlli stava etichettando una valigia che sarebbe finita in stiva e l’altra controllava i biglietti, lui è passato di sottecchi. Il fallimento dell'operazione si è concretizzato solo una volta a bordo.

Il confronto

L’Enac ha avviato un’istruttoria per vederci chiaro. Ma le maglie in aeroporto sono già state strette: anche per questo sono falliti i due tentativi successivi. Il blitz del cinquantenne, che soffre di disturbi psichici, ha messo a nudo una lunga serie di disfunzioni del sistema dei controlli interni dell’aeroporto che sono state discusse anche durante una riunione del comitato per la sicurezza aeroportuale che si è tenuto lo scorso 15 luglio. Lo stesso argomento verrà trattato, stando a quanto trapela, anche durante un incontro fra Sogaer (società di gestione dell’aeroporto), Sogaer Security (controllata che si occupa proprio della sicurezza) e sindacati: in corso c'è una trattativa proprio sul futuro della gestione del settore in vista della contestata privatizzazione della Sogaer. Anche se dagli uffici più alti dello scalo fanno sapere che nell’unico tratto di competenza di Sogaer security nella filiera dei controlli, quello che riguarda i bagagli, non sono stati commessi errori: il trolley del cinquantenne era stato controllato allo scanner, ai varchi che conducono all’area sterile. Anche se poi, una volta fatto scendere il proprietario, quel bagaglio è rimasto a bordo ed è arrivato fino a Milano: nessuno si era accorto che fosse all’interno della cappelliera dell’aereo.

La sanità

Ora che in aeroporto tutti hanno aperto gli occhi, pare che questa vicenda surreale possa portare anche un po’ di serenità nella famiglia del cinquantenne, non nuovo a un certo tipo di azioni: gli accertamenti sanitari disposti dal sindaco Graziano Milia potrebbero portare all’adozione di cure obbligatorie. E anche il “passeggero clandestino” potrebbe trovare pace.

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