Bologna. Vetrine infrante. Carcasse d’auto in fumo, dehor devastati con sedie e tavolini per aria, bici elettriche del servizio sharing sfasciate. Bologna si è svegliata ferita dopo la guerriglia urbana in pieno centro, a pochi passi da piazza Maggiore, che è andata avanti fino a tarda notte dopo la piazza pacifica per la morte di Abderrahim Fakir. Sono 64 gli agenti feriti, con prognosi dai 3 ai 35 giorni. Non è chiaro invece quanti attivisti abbiano dovuto dovuto fare ricorso alle cure mediche. Tra i feriti c’è un collaboratore dell’Espresso. Un giovane è stato arrestato, poi rimesso in libertà e diversi altri saranno denunciati.
Ferro e fuoco
Giorgia Meloni parla di «inaccettabile» violenza contro le forze dell’ordine e chiama «irresponsabile» chi ha alimentato il «clima d’odio verso un corpo dello Stato», pur chiedendo verità sulla morte del 42enne avvenuta durante un fermo di polizia domenica pomeriggio nel quartiere del Pilastro. Centrodestra e sindacati delle forze dell’ordine attaccano il sindaco dem Matteo Lepore, che però respinge le critiche al mittente. Meloni è netta. «Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. Ma nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine». Sui social la premier rimarca che «chi ha scelto di usare» la vicenda «come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza», «non cercava la verità: cercava lo scontro». Accuse rispedite indietro dal sindaco Lepore, che si smarca: «Bologna ha visto due piazze. Piazza Nettuno rappresenta Bologna. Piazza Roosevelt e gli scontri, invece, non rappresentano Bologna». E a Meloni risponde direttamente: «Chiedere verità e giustizia non significa delegittimare chi indossa una divisa».
I fucili
Ma oltre a condannare le violenze di piazza, la premier ha bocciato anche quelle evocate digitalmente, prendendo le distanze dal video realizzato con l’intelligenza artificiale in cui Roberto Vannacci, in un’arena dell’Antica Roma, ordina di giustiziare esponenti dell’opposizione. Ma Giorgia Meloni si aspetta che a sinistra «trovino il coraggio di prendere le distanze quando un assessore del Pd arriva a evocare i fucili contro gli avversari politici». Alta tensione alla Camera, dove il capogruppo FdI Galeazzo Bignami si rivolge all’opposizione come «paravento dei nipotini coltivati nei centri sociali». E il leader M5S Giuseppe Conte attacca: «Nel caso Roggero non parliamo assolutamente di legittima difesa, parliamo di una rappresaglia, una vendetta», mentre su Fakir «la morte è accertata nel momento in cui era sotto il controllo delle forze dell’ordine, il personale sanitario attorno».
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