Punizione a parabola, tiro a campanile, parata miracolosa. Confidando nella grazia divina per migliorare la tecnica. Per ora si pensa al sociale. Dove non arrivano i laici interviene il parroco. Al campo di calcio a 5 di Su Lompathu, don Evangelista Tolu rianima il calcio (scomparso) a Talana e Urzulei, comunità dove è parroco da quasi due anni. Nei due paesi il calcio giocato, e più in generale lo sport, è senz’anima. Manca persino un’associazione dilettantistica giovanile e i ragazzi che vogliono militare in un campionato ufficiale devono raggiungere i centri costieri. Non aiuta neppure la logistica: entrambi i campi di calcio a 11 sono in totale stato di abbandono.
L’iniziativa
Tutti i mercoledì di giugno, dalle 18.30 alle 20.30, una trentina di ragazzini (comprese due femminucce di Talana, delle quali raccontano un gran bene con il pallone tra i piedi) delle scuole medie di Talana e Urzulei si ritroveranno al campetto di Su Lompathu per il torneo promosso dalle parrocchie Santa Marta e San Giovanni Battista. Due ore di svago dietro a un pallone. Cosa che non possono fare indossando le divise dei rispettivi paesi perché non esiste alcuna associazione iscritta all’albo federale. Talana e Urzulei sono comunità orfane del calcio giocato: le prime squadre mancano da oltre dieci anni. È così che per rianimare la passione, il parroco si è reinventato animatore, come ai tempi degli oratori quando i sacerdoti erano guide spirituali e pure allenatori. Qui non c’è nulla in palio, se non combattere la noia e assicurare ai giovani un impegno ludico soprattutto ora che la scuola finisce.
Il sindaco
Don Evangelista Tolu è foriero di iniziative. Non è una novità, ma stavolta la sua missione è quella di far incontrare e socializzare i ragazzini dei due paesi e garantire loro un’attività sportiva sfruttando il campetto in erba sintetica di Su Lompathu. «Un plauso e un encomio al parroco che si è fatto promotore dell’iniziativa». Il sindaco di Talana, Christian Loddo, fa il punto sull’impiantistica: «Il campetto da calcetto è utilizzato, stiamo riflettendo su come rimodulare il grande campo sportivo. Il valore sociale di questa iniziativa sta tutta nella volontà di resistere a una narrazione che ci vuole un brand turistico: vogliamo vivere prima di tutto per noi stessi e per la nostra comunità».
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