L’allarme.

«Il cyberbullismo è un cancro sociale»  

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Il dato: «Uno studente su tre subisce angherie». Poi un messaggio forte: «Il cyberbullismo è un cancro sociale, non è uno scherzo». L’argomento è stato trattato in un incontro all’istituto Scano-Bacaredda, nell’aula magna di via Grandi, con la testimonianza di Natascia Curreli, ragazza vittima, in passato, di bullismo.

La mattinata, dal titolo “Diamoci del Tu. Incontro/dibattito sui nuovi media, benedetti o maledetti? Reputazione digitale, bullismo e cyberbullismo profili giuridici e sociali”, è stato voluto dai due referenti del cyberbullismo dell’istituto, i professori Giuseppe Argiolas (entrambi hanno lo stesso nome e cognome). L’avvocato Gino Emanuele Melis ha spiegato: «Il bullismo non esiste come reato ma sono le condotte ripetute di cui si compone a essere perseguibili penalmente». Si è parlato anche di nuovi media e delle nuove piattaforme digitali.

Durante l’evento, fortemente voluto dalla dirigente Mirian Sebastiana Etzo, e con la partecipazione del docente Gian Luigi Pittau, è intervenuta anche Natascia Curreli, 29enne bersagliata dai bulli per il suo peso: «Per anni ho ricevuto insulti pesanti. C’era chi mi chiamava scrofa, chi balena, chi mongolfiera. Poi si è passati ai gesti. Ho raccontato tutto alla mia famiglia dopo un po’ di tempo e sono stata meglio. Ora vado nelle scuole e in giro a raccontare la mia esperienza».

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