Da ragazzino, primi anni ’50, era quasi sempre nelle officine del suo paese natale, Dolianova. Guardava, osservava, si sporcava le mani. «Mia madre sapeva dove trovarmi quando uscivo da scuola».
Raffaele Usai, 85 anni appena compiuti, quella passione per i motori e soprattutto per le due ruote l’ha trasformata nel lavoro di una vita e in una rara collezione di moto (e qualche auto) d’epoca. Sono state restaurate da lui, hanno ottenuto la targa d’oro (il massimo riconoscimento concesso dalla Federazione motociclistica italiana) e ora sono in bella mostra a Muravera, paese dove il pensionato ha scelto di vivere da oltre mezzo secolo.
Gli esordi
La prima è un Motom 51 L. «Era di mio padre Egidio», ricorda Usai, «lavorava per l’ente autonomo del Flumendosa e la utilizzava per spostarsi. Era molto malconcia ed era stata abbandonata. Nonostante fosse in garage era stata aggredita dalla ruggine e il motore era mezzo rovinato. Oggi è come nuova».
Poi sboccia l’amore per le moto Morini: 175, Tresette Sprint, Canguro 350 K2. E ancora Cagiva Elefant, Suzuki Gs450, un Motom 48 SS. Tutte perfette. «Quando uno ha la passione è tutto più facile», spiega, «è anche vero però che ho trascorso anni in grandi officine. Iniziai a 12 anni smontando una Balilla. Ricordo anche la Lancia Appia di un medico».
A Cagliari
A Dolianova c’erano tre officine «e solo una pagava». Poi il trasferimento a Cagliari (stessa musica) per arrivare, infine, alla Fiat. «Dopo anni da meccanico passai al collaudo. Lo stipendio era buono. Poi nel 1969 mi proposero di aprire un’auto salone nel Sarrabus». La prima auto la vendette a Villasalto, una Fiat 600 berlina. Nei ritagli di tempo c’erano sempre le moto. Quelle che magari qualcuno voleva buttare perché «non c’era nulla da fare e che invece io prendevo e, magari dopo lunghi mesi di lavoro, restauravo». Motore e tutto il resto «con attrezzi prodotti da me».
I weekend
Ancora adesso trascorre le domeniche a far rivivere le antiche moto «ma non le vendo, con tutto il lavoro che c’è dietro non verrebbero mai ripagate». La collezione è nel salone auto “Planet Car” dietro al municipio di Muravera, gestito dal figlio Cristian. Con Raffaele che mantiene il ruolo di direttore tecnico. «Purtroppo», conclude lui, «non vedo giovani con la voglia di imparare a fare i restauratori. In tutti questi anni nessuno è venuto a chiedermi come si fa. Sono qui, fatevi avanti».
Per i restauri ma anche per aggiustare i motori: «Non cercate scorciatoie. Smontate, pulite e cercate di capire come funziona il meccanismo. Quando io accendo una moto, ascolto. E se il suono è quello giusto, è tutto a posto».
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