«Ricordare è un obbligo, dimenticare è una colpa». È da qui che ieri è partita la celebrazione del Giorno del Ricordo a Cagliari, nella sala consiliare di Palazzo Regio, segnata dall’inaugurazione di un percorso documentario dedicato alle stragi delle foibe e all’arrivo degli esuli in Sardegna nel secondo dopoguerra. La mostra, curata dall’Archivio di Stato di Cagliari, rende accessibili fascicoli, elenchi e documenti prefettizi che raccontano lo sradicamento forzato di migliaia di persone e le difficoltà dell’accoglienza in Sardegna. Tra questi anche alcuni bozzetti del noto geologo Silvio Vardabasso, esule istriano. «Le carte non interpretano né giudicano – ha spiegato Enrico Trogu, direttore dell’Archivio – ma permettono di ricostruire i processi storici e comprendere come quelle vicende abbiano inciso sulla storia delle comunità».
Alcune testimonianze hanno dato voce a quelle carte: «Parliamo attraverso i ricordi di un tempo che non c’è più – ha detto Giuliano Lodes, esule di prima generazione – i primi sfollati stanno scomparendo e per questo è fondamentale che i giovani raccolgano il testimone. La violenza non paga, la cultura rende liberi».
Cagliari, in quegli anni, fu anche città di accoglienza. Tra il 1949 e i primi anni Cinquanta arrivarono tra le 200 e le 300 persone. «Avevamo le ferite della guerra ancora aperte – ha ricordato Lodes – ma i cagliaritani seppero capire il nostro dramma e aiutarci a ricominciare. A loro va la nostra gratitudine».Un passaggio sottolineato anche dall’assessora comunale alla Cultura Maria Francesca Chiappe: «Ricordare oggi significa affrontare una pagina complessa senza semplificazioni, e trasformare la memoria in uno strumento di educazione alla pace».
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