Il documentario.

Gaetano Crivaro, la Sardegna oltre la cartolina 

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Mentre in Sardegna il dibattito sull’opportunità di rimuovere la posidonia dalle spiagge in vista dell’apertura della stagione estiva cedeva il passo ai primi ombrelloni e ai lettini, il 10 maggio al Bellaria Film Festival Gaetano Crivaro accompagnava per l’anteprima assoluta “Cosa rimane quando il mare si muove”, e ritirava il premio per il Miglior film per l’innovazione cinematografica.Ma non solo: realizzato con il sostegno di Med Film Fund, Comune di Cagliari, Fondazione Film Commission, Sardegna Film Commission e CSC Carbonia, il documentario del regista calabrese, sardo di adozione, aveva già ricevuto il premio Proxima al Festival dei Popoli 2025, ed è stato proiettato ieri a Torino al ventinovesimo Festival CinemAmbiente. «Ho girato il film in Sardegna, dove vivo da oltre dieci anni. Qui il turismo scandisce il ritmo della vita, cambia il modo in cui gli abitanti percepiscono la propria casa, perché per i visitatori questi luoghi esistono soprattutto come destinazioni di vacanza», premette Crivaro.

«Le aree costiere e quelle dell’entroterra funzionano a due velocità: l’estate è frenetica, affollata, quasi urbana, mentre l’inverno è più lento, intimo, silenzioso. Il film si concentra su questo tempo più lento, esplorando uno spazio ricco di significati: la spiaggia, oggetto del desiderio e simbolo del turismo di massa», spiega. “Cosa rimane quando il mare si muove” è ambientato da Costa Rei a Piscinas, da Cagliari ad Alghero, da Capo Testa a Orosei, e racconta il turismo balneare e il suo impatto sulla Sardegna da una prospettiva ribaltata: ciò che si nasconde oltre l’immagine da cartolina, dalla fine dell’estate all’inizio della successiva.

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