«Grazie per l’amore, la pazienza e la disponibilità». Firmato: «I tuoi pazienti». Poche parole ma ricche di significato, scritte nero su bianco in un foglietto e attaccate con una puntina a una porta di legno, al numero civico 8 di via Nerva.
L’omaggio
È lì che Alessandro Zanolla, storico medico di base di Monserrato, ha avuto l’ambulatorio per quasi un trentennio. Da alcuni anni era ormai andato in pensione, ma l’attenzione e l’umanità mostrata verso generazioni di monserratini passati dal suo studio, non sono mai state dimenticate. Per questo a un mese dalla morte, arrivata lo scorso 28 gennaio a 73 anni, un gruppo di ex pazienti di Zanolla ha voluto rendergli omaggio. Sulla porta dell’ambulatorio, in una stretta via del centro storico, è stato lasciato un mazzo di tulipani rossi e attaccato un biglietto di ringraziamento, facendo di quell’ingresso un piccolo memoriale.
L’affetto
L'iniziativa è stata presa dalle famiglie Agus, Piludu, Bassolillo. «Il dottor Zanolla ha seguito tutta la mia famiglia, da mia nonna ai miei figli, quindi parliamo di ben quattro generazioni», racconta Noemi Agus, che ha avuto l’idea dell’omaggio. «La sua caratteristica, oltre alla grande professionalità di medico, era la disponibilità. Non diceva mai “non posso”, era sempre pronto ad ascoltare, a mostrare empatia». Qualità che lo hanno reso apprezzatissimo in città. Quando a fine gennaio si è diffusa la notizia della scomparsa, sui social sono piovuti centinaia di messaggi di cordoglio. Tanti «ci manchi», tanti bei ricordi condivisi. «Era il classico medico di un tempo, di quelli che giravano con la valigetta», continua Agus. «Se avevi un problema, anziché farti andare in ambulatorio chiedeva di preparargli un buon caffè e veniva direttamente lui a casa per visitarti».
Chi era
Zanolla non era monserratino: veniva da Cagliari, dove ora è sepolto e dove si era laureato in Medicina e Chirurgia nel 1981. A Pauli c’era arrivato nel 1993, finendo per diventarne un po’ cittadino d’adozione. Aveva un figlio, Marco, e due anni fa aveva perso l’amata moglie, Lorena, fatto che lo aveva segnato profondamente. Ma fino all’ultimo, e nonostante i problemi di salute che lo condizionavano, ha continuato a sentire i pazienti di una vita, per sapere come stessero, per scambiare qualche chiacchiera. Perché l’umanità non era soltanto del dottore, ma della persona. E questo, i molti che da lui sono stati curati per anni, non lo hanno mai scordato.
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