Ci sono circa ottomila cinghiali nel Medio Campidano: una vera emergenza davanti alla quale la Provincia del Medio Campidano ha imposto l’adozione del Piano di gestione e controllo in tempi brevissimi. Questo perché nei 28 Comuni del territorio gli esemplari piccoli o grandi e famiglie intere ormai non temono più nulla: tanto che, oltre al danno più grave ai campi coltivati, attraversano le strade e arrivano nei centri abitati ed entrano nei giardini delle case. Il vantaggio è che la stessa Provincia ha già pronto l’albo per l’inserimento di 45 cacciatori da poco abilitati per l’abbattimento.
Diffusione
Dopo diverse riunioni con gli enti, le tante proteste di agricoltori e hobbisti e lo stanziamento dei fondi, il Piano per il prossimo quinquennio è ora pronto. Riguarda solo l’impatto dei cinghiali sugli habitat naturali, i danni alle colture e gli incidenti stradali, mentre il resto spetta ai Comuni. La densità media è di circa cinque cinghiali per chilometro quadrato: la più elevata a Gonnosfanadiga con 8,4 capi, mentre sono inferiori a tre a Pabillonis , Segariu e Serramanna , oltre cinque a Guspini , Gesturi , Collinas e Siddi . Quattro i Comuni con il maggior numero di esemplari: Arbus 1.486 capi, Villacidro 1.312, Gonnosfanadiga 1.052 e Guspini 966. «La graduatoria delle priorità», spiega il consigliere con delega all’Ambiente, Simone Murtas, «non è una fotografia definitiva. Nei Comuni a bassa priorità possono verificarsi situazioni critiche che saranno considerate negli aggiornamenti dei danni e degli incidenti».
L’abbattimento
I numeri del Piano non costituiscono un censimento, ma sono indicativi per abbattimenti selettivi, catture e monitoraggio. I cacciatori formati potranno sparare da una postazione fissa nelle ore tra le 16 e le 24. «È la base», riferisce il presidente, Francesco Sanna, «per definire ruoli e regole degli abbattimenti, il primo passo verso azioni concrete che la Provincia ha il dovere di condurre per la sicurezza dei cittadini e per la salvaguardia ambientale. Si farà in più fasi, con un progressivo ampliamento degli strumenti disponibili”.
Il cibo
Tra le misure di prevenzione c’è eliminare l’abitudine di qualcuno, ignaro delle conseguenze del proprio comportamento, che sistematicamente porta cibo a mamme e piccoli che poi ritornano nei luoghi dove hanno avuto la possibilità di nutrirsi. Spetta ai sindaci firmare le ordinanze per garantire anche l’igiene, la salute pubblica e la sicurezza.
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