Terralba.

Elementari, fondi persi e polemiche 

Il mancato finanziamento del servizio per le famiglie è un caso in Consiglio 

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La mancata ammissione del Comune di Terralba ai finanziamenti previsti dalla legge regionale per l’attivazione dei servizi gratuiti di pre e post-scuola nelle primarie accende il dibattito politico locale con un’interrogazione urgente al sindaco Sandro Pili e all’assessora Roberta Cicu. A sollevare il caso è il consigliere di opposizione Gabriele Espis, che parla di doccia fredda per le famiglie e chiede chiarimenti immediati all’amministrazione comunale.

I disagi

Per Espis l’esclusione rappresenta un colpo pesante per molti genitori che contavano su questa misura per conciliare i tempi di vita e lavoro. A pagare il prezzo più alto, sottolinea il consigliere, saranno soprattutto le donne. «Le tante madri impiegate nell’agricoltura, nel settore socio-sanitario, le docenti e le dipendenti pubbliche e private - afferma - costrette a fare da pendolari ogni giorno verso i centri vicini. Per queste realtà lavorative, gli orari scolastici tradizionali sono spesso incompatibili con i turni di servizio». Il rappresentante della minoranza lega la questione anche al tema dello spopolamento, fenomeno che da anni interessa Terralba e l’intero territorio: «Oggi più che mai - osserva - misure come il prolungamento dell’orario scolastico sono indispensabili per contrastare lo spopolamento. Molte famiglie sono costrette a scegliere tra carriera e figli: la diminuzione delle nascite è strettamente legata alla carenza di servizi a supporto della genitorialità. Per attrarre nuovi nuclei familiari e frenare la fuga dei residenti è essenziale rendere il paese a misura di famiglia».

La proposta

Il consigliere insiste sul valore strategico dei servizi di pre e post-scuola, che non vanno considerati semplici supporti logistici, ma veri presidi sociali: «Sono misure di welfare fondamentali - spiega - che incidono direttamente sulla qualità della vita e sulla possibilità di costruire un futuro nel territorio». L’atto consiliare punta a fare luce sulle motivazioni che hanno portato al mancato finanziamento, ma soprattutto a verificare se esistano margini per garantire comunque il servizio: «L’obiettivo è sollecitare l’amministrazione affinché intervenga direttamente, individuando nel bilancio dell’ente le risorse necessarie a cofinanziare o coprire integralmente i costi». Espis auspica un confronto costruttivo in Consiglio comunale per stanziare fondi propri ed evitare che la cittadinanza venga privata di un servizio considerato essenziale. «È un tema che riguarda la vita quotidiana delle famiglie. Non possiamo permetterci di ignorarlo».

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