Il sesso, le relazioni affettive, il rispetto per l’altro, i bambini, i ragazzi, il diritto dei genitori di decidere come educare i propri figli. E una domanda che divide la politica: fin dove può spingersi un’amministrazione comunale nell’educazione affettiva e sessuale di bambini e ragazzi? A Palazzo Bacaredda esplode la bufera sul documento (tutto politico) presentato da Paola Mura (Progressisti) e condiviso dall’intera maggioranza di centrosinistra. Obiettivo: iniziare a parlare di educazione alle relazioni, fare promozione della cultura e del rispetto per l’altro, nelle scuole medie e superiori, ma anche nelle biblioteche, nei centri giovanili e negli spazi extrascolastici (per materne ed elementari). Un’iniziativa che accende lo scontro tra chi sostiene che la prevenzione contro la violenza deve cominciare fin da piccoli e chi teme un’ingerenza nelle scelte educative delle famiglie.
Il documento
Paola Mura, promotrice dell’iniziativa, spiega il senso della proposta: «Vogliamo che il Comune promuova la cultura del rispetto, delle relazioni sane e della consapevolezza di sé e degli altri. Non intendiamo contravvenire alla legge, che esiste e va rispettata», dice. Il riferimento è alla normativa voluta dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che introduce vincoli rigidi ai percorsi di educazione sessuale nelle scuole. «Alle medie e alle superiori», come noto, «si potrà intervenire con il consenso informato delle famiglie, mentre per i più piccoli intendiamo valorizzare i contesti extrascolastici», dal momento che la legge Valditara vieta progetti simili nelle scuole materne ed elementari. «Oggi un bambino di 10-11 anni può imbattersi in Rete in contenuti violenti. Non possiamo fingere che il mondo sia quello di vent’anni fa. Dobbiamo parlarne con i ragazzi, ma anche con i genitori, che hanno bisogno di essere accompagnati». E precisa: «Per noi, in questi progetti di educazione sessuale e affettiva devono intervenire soltanto esperti».
Le critiche
Immediato il coro di “no” tra i banchi della minoranza. Roberto Mura (Alleanza Sardegna) mette in discussione l’impostazione politica della proposta: «Un vero progressista non dovrebbe essere un amante della libertà? La libertà di pensiero, la libertà educativa, la libertà delle famiglie di trasmettere i propri valori ai figli. L’educazione dei bambini e dei ragazzi, soprattutto su temi delicati come l’affettività e la sessualità, si fonda su un’alleanza delicatissima tra famiglia e scuola». Un equilibrio, sostiene, che le istituzioni dovrebbero «rispettare, tutelare e rafforzare, senza cercare di scavalcarlo». Critico anche Pierluigi Mannino, capogruppo di FdI: «Siamo tutti favorevoli all’educazione al rispetto per gli altri, alla prevenzione e alla promozione di relazioni sane. Il problema è quando, dietro principi condivisibili, si costruiscono proposte che sembrano dimenticare il ruolo delle famiglie e, soprattutto, il buon senso. Singolare, a questo proposito, è il riferimento a un progetto che coinvolge bambini dai 3 ai 6 anni. Eppure, tra i contenuti indicati dalla mozione, troviamo contraccezione, infezioni sessualmente trasmissibili, sexting e pornografia online. Tutto rigorosamente definito con la formula magica: “adeguato all’età”. Peccato che nessuno si preoccupi di spiegare ai genitori cosa significhi concretamente questa adeguatezza».
L’educazione
Giuseppe Farris, CiviCa 2024, sposta invece il confronto sul significato stesso dell’educazione. «L’educazione affettiva non può essere ridotta a qualche ora di lezione tenuta da specialisti. Conoscere il significato del consenso non si tramuta automaticamente nell’aver imparato a rispettare la libertà dell’altro». Per Farris, infatti, «educare non significa solo trasmettere conoscenze, ma accompagnare la formazione delle persone nel rapporto con il limite, con il desiderio, con l’alterità». E avverte: «Un giovane può sapere perfettamente che un rifiuto deve essere rispettato senza però essere capace di accettarlo. È su questa distanza tra conoscenza e maturazione affettiva che si deve intervenire, la vera sfida quindi non è aggiungere qualche ora di educazione affettiva all'orario scolastico, ma fare in modo che l'intera esperienza scolastica diventi anche una esperienza di educazione affettiva».
Dibattito aperto, dunque. Tra il diritto dei genitori di educare e quello dei figli di conoscere, la politica si trova davanti a una questione che non ammette risposte semplici. Perché mentre gli adulti discutono su chi debba parlare di sesso e affettività ai più giovani, bambini e adolescenti continuano a cercare risposte. A scuola, in famiglia, ma soprattutto sempre più spesso su Internet. Dove educazione e rispetto sono spesso concetti alieni.
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