Due formalmente indagati, un terzo resta al momento solo sospettato di non aver detto tutto quello che sapeva alla polizia giudiziaria. È arrivata la svolta nell’inchiesta sull’uccisione di Giovanni Musu, il 53enne ucciso a coltellate e il cui cadavere è stato dato alle fiamme sabato notte nel parco del colle Rosmarino, a Carbonia. Il sostituto procuratore Danilo Tronci ha iscritto nel registro degli indagati William Serra e Marco Atzeni, due conoscenti della vittima, in vista dell’autopsia che sarà eseguita questo pomeriggio nel reparto di Medicina legale dell’ospedale Brotzu di Cagliari.
L’autopsia
L’esame autoptico, affidato alla dottoressa Letizia Gabiati dell’equipe coordinata dal primario Roberto Demontis, è ritenuto un accertamento tecnico irripetibile. Per questa ragione il pubblico ministero ha deciso di formalizzare le iscrizioni nel registro degli indagati – difesi dall’avvocato Giuseppe Cirronis – così da permettere ai due sospettati del delitto di nominare un consulente medico di fiducia che partecipi all’esame. La notifica per l’affidamento dell’incarico al medico legale Gabiati da parte della Procura è arrivata anche all’avvocato Marco Zusa che assiste la famiglia della vittima. L’autopsia eseguita nel pomeriggio di oggi servirà per avere le certezze sulla dinamica dell’omicidio: Giovanni Musu, non paiono esserci dubbi, sarebbe stato ucciso con una serie di coltellate. Almeno otto quelle inferte alla schiena e contate dagli investigatori nel corso dell’esame esterno del corpo, oltre ad un profondo fendente alla gola. Spetterà però al medico legale il compito di ricostruire la sequenza e quale sia stato il colpo letale.
Altri accertamenti
Ma chi l’ha ucciso il 53enne, provando poi a distruggerne il corpo con il fuoco, potrebbe aver commesso degli errori e lasciato delle tracce che ora sono al vaglio del Ris dei carabinieri. Proprio questi altri accertamenti tecnico-scientifici, dopo l’autopsia, potrebbero dare le risposte che la Procura sta cercando sull’identità di chi ha ucciso Musu. Nessun aiuto, invece, è arrivato dalle telecamere comunali del parco: quella piazzata proprio nel luogo del delitto non era funzionante e, dalle poche indiscrezioni filtrate, nemmeno le altre avrebbero fornito elementi utili agli investigatori. Già poche ore dopo il ritrovamento del corpo del 53enne, i militari della Compagnia di Carbonia e del Nucleo investigativo della Compagnia di Cagliari avevano già effettuato dei sopralluoghi e ottenuto i tabulati dei telefoni di alcune delle persone che erano state viste in compagnia della vittima. Proprio l’esame delle telefonate avrebbe fatto emergere i nomi di William Serra e Marco Atzeni, due conoscenti della vittima che avrebbero avuto contatti con lui poche ore prima dell’omicidio.
Delitto ricostruito
L’allarme è scattato alle 3 del mattino di sabato, quando una telefonata ai vigili del fuoco ha segnalato un principio di incendio nel parco cittadino del colle Rosmarino. Arrivate sul posto, le squadre dei pompieri hanno trovato il corpo di Musu con le gambe avvolte dal fuoco. Chi ha cercato di bruciare il corpo prima avrebbe anche incenerito i suoi documenti così da ritardarne, se non addirittura impedirne, il riconoscimento. Carabinieri e pubblico ministero hanno lavorato due giorni senza sosta, sentendo svariati testimoni ed effettuando anche alcune perquisizioni. Poi il cerchio si è chiuso su tre sospettati: due sono indagati con l’ipotesi di aver preso parte al delitto, un terzo si pensa abbia taciuto elementi utili a sua conoscenza ma, al momento, non risulta iscritta per favoreggiamento.
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