Selargius.

Diplomi fantasma, beffati quaranta ragazzi  

L’attestato preso a Potenza non valeva nulla. Molti frequentavano già l’università 

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Un diploma ottenuto al computer, durante il Covid, convinti di aver chiuso i conti con la scuola e raggiunto il fatidico traguardo. Poi, tre anni dopo, la scoperta: quel pezzo di carta non vale nulla. È la presunta truffa dei “diplomi fantasma” che ha travolto circa 40 ragazzi - cinque di Selargius - finita sul tavolo della Procura di Cagliari con una denuncia-querela. Coinvolto un centro di recupero anni scolastici - che però non è chiamato in causa in questa fase di processo - collegato a un istituto paritario di Potenza che avrebbe dovuto essere la sede legale dell’esame di Stato.

La vicenda

Tutto parte nel 2019. Alcuni giovani selargini, oggi ventenni, si iscrivono per recuperare gli anni persi e diplomarsi nel 2019/2020. Costo: tra i 4.500 e gli 8.000 euro, pagati in contanti e con bonifici. Alla firma viene detto loro che l’esame lo avrebbero fatto in presenza a Potenza, al Centro scolastico europeo “R. Danzi”, come risulta dalla querela stilata dall’avvocato Dario Musino, legale difensore dei ragazzi di Selargius beffati. A giugno 2020 - in piena pandemia - il referente del centro cambia le carte: niente trasferta, si fa tutto online dalla sede di Selargius, collegati con la Basilicata. I ragazzi si presentano, usano i pc dell'istituto, il personale li collega in automatico. Tre giorni di scritti e orali, poi la promozione e un certificato sostitutivo di diploma da perito agrario.

La scoperta

Con quel foglio in mano, c’è chi si iscrive all’Università di Cagliari e arriva a un passo dalla laurea, chi tenta i concorsi nelle forze armate, chi lo mette nel curriculum. Fino al 2023, quando l’Ateneo cagliaritano, con i controlli incrociati, blocca tutto perché quei diplomi non esistono.

A quel punto scatta la richiesta di verifica al Ministero dell’Istruzione, che a stretto giro precisa: l’unico istituto paritario in quella via di Potenza era sì il “R. Danzi”, ma l’ultima sessione valida risulta quella del 2016/2017 e la parità è stata revocata con decreti del 30 ottobre 2019, proprio dall’anno in cui i selargini - insieme ad altri ragazzi isolani e non - hanno fatto l’esame. E dopo la richiesta di spiegazioni, il 29 gennaio 2024, una proposta: rifare l’esame iscrivendosi entro il 31 gennaio, e due giorni di tempo per decidere. Una condizione impossibile, visto che le iscrizioni chiudono a novembre. Da quel momento - denunciano le famiglie dei ragazzi - i responsabili diventano irreperibili.

L’inchiesta

La querela, depositata il 26 febbraio 2024, chiede l’acquisizione di contratti e pagamenti e chiama in causa il centro studi, i suoi soci e l’istituto lucano. E dopo oltre due anni di indagini si va a processo, con la prima udienza pre dibattimentale già fissata: il 16 dicembre nel Tribunale di Potenza, come riporta il decreto di citazione a giudizio che vede come imputati il legale rappresentante della scuola di Potenza insieme all’amministratore unico.In ballo c’è il futuro di tanti giovani rimasti senza titolo. Cinque di loro selargini. «I danni causati sono enormi, queste persone vanno quanto meno risarcite», il commento dell’avvocato Musino. «Parliamo di famiglie non ricche, genitori che hanno investito i propri risparmi per assicurare un diploma e un futuro ai figli. E che vogliono venga accertata la verità, anche in relazione a quanto loro hanno versato e agli accordi presi con la scuola sarda».

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