In Sardegna la dermatite bovina viene vissuta dagli allevatori come il rischio concreto di ripiombare in un incubo che sembrava alle spalle. Dopo i nuovi focolai confermati tra Muravera e Villaputzu, la tensione corre ben oltre il Sarrabus, e pesa ancora di più se si guarda la dimensione del comparto: nell’Isola si contano 8.681 allevamenti bovini e 276.996 capi, numeri che spiegano quanto ogni nuova restrizione possa avere effetti economici e sociali immediati. L’allarme dunque corre tra le aziende che fanno capo alle organizzazioni agricole.
La preoccupazione
Mario Putzolu, direttore regionale di Coopagri, richiama la necessità di tenere insieme prudenza sanitaria e tenuta del mercato. «Eravamo certi di avere superato il problema, ora ci sono molti interrogativi anche dal punto di vista sanitario», afferma. Il ritorno dell’emergenza, osserva, arriva dopo mesi difficili e dopo il forte impegno sostenuto dalle aziende sul fronte vaccinale. Per questo la risposta non può fermarsi ai protocolli: «Sì a tutta la prevenzione, ma bisogna anche ricerca una compatibilità con le esigenze del mercato».
Il consorzio
Bruno Meloni, allevatore e presidente del Consorzio Bue Rosso, lega l’emergenza al momento più delicato dell’anno, quello in cui i vitelli sono pronti per il ristallo. «Siamo in primavera, con i vitelli pronti per il ristallo, e adesso è stato bloccato tutto, si corre il rischio che a fermarsi non sia soltanto la movimentazione dei capi, ma il lavoro delle aziende». Gli allevatori non si spiegano perché il blocco sia regionale: «Non si capisce il blocco per tutta la Sardegna, quando i focolai sono nel Sarrabus, nelle zone dove non ci sono focolai bisogna cercare soluzioni che permettano almeno alcuni trasferimenti in sicurezza». Da qui la richiesta di misure più calibrate e di controlli rapidi: «Con esami veloci, o test ancora più rapidi, si potrebbe sapere in poche ore se un vitello può essere caricato e trasportato altrove oppure no».
Ieri, peraltro, l’Asl di Cagliari ha avviato nuove azioni «di sorveglianza sanitaria e controlli clinici sistematici negli allevamenti bovini ricadenti nelle aree limitrofe e, più in generale, all’interno della zona soggetta a restrizione». Nel corso delle ispezioni, non sono stati segnalati nuovi casi, ma l’Asl 8 assicura «un monitoraggio costante della situazione».
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