Palau.

Delitto Pinna, indagini chiuse 

La pm contesta l’omicidio volontario, escludendo la legittima difesa 

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Il colpo a sorpresa è maturato dopo il sopralluogo a Conca Entosa di fine maggio. Gli avvocati di Emanuele Ragnedda e il super consulente Dario Redaelli sono entrati nella stanza dove è stata uccisa Cinzia Pinna per rimettere in discussione i risultati del Ris di Cagliari. La pm Noemi Mancini ha spiazzato tutti e ha firmato l’avviso di concluse indagini che mette la parola fine (almeno per quanto riguarda il lavoro della Procura di Tempio) all’inchiesta sullo sconvolgente delitto del 12 settembre dell’anno scorso. Sulla base delle consulenze dei Carabinieri del Ris di Cagliari e di un pool di specialisti (il medico legale Salvatore Lorenzoni, l’entomologa forense Valentina Bugelli, il tossicologo forense Silvio Chericoni) la pm ha tirato le somme del caso. Emanuele Ragnedda, 41 anni, noto come produttore del vermentino più costoso del mondo, adesso sa esattamente di che cosa è accusato, è tutto scritto nel capo di imputazione contenuto nell’avviso del 415 bis. La notte tra l’11 e il 12 settembre del 2025, dopo un litigio, ha ucciso Cinzia Pinna (33 anni) esplodendo contro la vittima diversi colpi di pistola (una Glock calibro 9). L’omicidio è avvenuto dentro il soggiorno della casa nello stazzo di Conca Entosa (Palau).

Motivi abietti

Stando alle conclusioni di Noemi Mancini, Ragnedda ha agito in un quadro che esclude la legittima difesa e la provocazione, all’imprenditore di Arzachena viene contestato l’omicidio volontario con l’aggravante dei motivi abietti. Questo significa che se dovesse passare la linea della Procura, il processo sarà celebrato in Corte d’Assise senza alcuna possibilità di riti alternativi, lo scenario dell’ergastolo è contemplato. La battaglia dei difensori di Ragnedda (i penalisti Luca Montella e Gabriele Satta) sarà proprio questa: dimostrare che l’uomo ha sparato dopo essere stato aggredito dalla vittima armata con un coltello da cucina. Sul punto va detto che il super consulente dell’imputato, il perito balistico e criminalista Dario Redaelli, ha le prove della presenza di abbondanti tracce di sangue di Ragnedda sulla scena del delitto. Oltre all’omicidio volontario la pm Mancini contesta l’occultamento di cadavere e il porto abusivo della pistola.

Escluso l’abuso sessuale

Emanuele Ragnedda, subito dopo l’arresto, aveva reso un’ampia confessione ed è stato ritenuto una persona attendibile. L’uomo ha detto più volte davanti alla pm Mancini e alla gip Marcella Pinna di non avere avuto alcuna interazione sul piano sessuale con Cinzia Pinna, nel capo di imputazione non vi è alcuna contestazione di violenza. La ricostruzione della Procura è chiara. Ragnedda incontra Cinzia Pinna a Palau la sera dell’11 settembre, forse la donna gli chiede aiuto. I due assumono cocaina in auto prima di arrivare nello stazzo di Conca Entosa. Dentro la casa della tenuta succede qualcosa che deve ancora essere ricostruito, il dato certo è che Ragnedda spara almeno tre volte contro la vittima seduta sul divano. La tesi accusatoria non lascia spazio alle attenuanti. Per la difesa, invece, Ragnedda, ha agito in preda alla paura dopo essere stato raggiunto da una coltellata alla bocca. Verosimilmente sarà questo il tema centrale del processo.

Fuori dal fascicolo

Sono state stralciate le posizioni (in vista di una probabile richiesta di archiviazione) della ex compagna di Ragnedda, Rosa Maria Elvo, e dell’amico dell’imprenditore, Luca Franciosi (indagati per favoreggiamento e difesi dagli avvocati Francesco Furnari, Maurizio e Nicoletta Mani). La famiglia Pinna è assistita dagli avvocati Antonella e Nino Cuccureddu. La difesa di Emanuele Ragnedda potrebbe depositare una memoria. Se le conclusioni della pm Mancini sono corrette, Cinzia Pinna è la vittima di un impulso violento che non ha alcuna giustificazione e neanche una spiegazione.

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