San Sperate.

Delitto Deidda, ergastolo confermato per Sollai 

In Appello esclusa l’aggravante della crudeltà ma nessuno sconto di pena 

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Nessuno sconto sulla pena finale dell’ergastolo, ma la difesa è riuscita a far cadere l’aggravante della crudeltà che gli era stata contestata nella sentenza di primo grado assieme alla premeditazione e alla minorata difesa. In compenso Igor Sollai, condannato anche ieri in appello al carcere a vita per l’omicidio della moglie Francesca Deidda, è stato dichiarato «indegno a succedere», ovvero è stato escluso dall’asse ereditario della coniuge che ha ucciso mentre riposava sul divano con una serie di martellate alla testa.

La sentenza

A inizio udienza il Procuratore generale, Luigi Patronaggio, aveva chiesto alla Corte d’assise d’appello di Cagliari la conferma della condanna di primo grado, con anche l’applicazione della nuova norma dell’indegnità a succedere. Era stato il presidente della Corte, Giovanni Lavena (con a latere il consigliere Dario De Luca) nelle fasi preliminari a ricordare alle parti che avrebbero dovuto pronunciarsi anche sul punto, visto che spesso capita che poi i familiari e le parti offese siano costrette a lunghe e faticose cause civili per estromettere dall’asse ereditario chi ha ucciso un coniuge. «La confessione di Sollai», ha detto Patronaggio, «non è scevra di dubbi, ambiguità e tentativi di evitare la pena dell’ergastolo». Da qui anche la richiesta di applicare tutte le aggravanti e non concedere le attenuanti generiche.

La discussione

Il cadavere della donna venne ritrovato all’interno di un borsone nei boschi lungo l’ex Orientale sarda. In aula era presente l’imputato, il 44enne attualmente in carcere con le accuse di omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere: dopo aver sostenuto per mesi che la moglie si fosse allontanata volontariamente, una volta che le prove erano schiaccianti aveva deciso di confessare, ma non ha mai fatto trovare né l’arma del delitto (un martello da muratore) né il telefonino della moglie. Il pg ha anche contestato che si potesse ipotizzare che Francesca Deidda avesse un amante, visto che l’unica relazione extraconiugale dimostrata (che sarebbe anche il movente) è quella di Sollai. L’autotrasportatore era difeso dagli avvocati Carlo Demurtas e Laura Pirarba. In aula era presente anche il fratello di Francesca Deidda, costituito parte civile con l’avvocato Gianfranco Piscitelli, mentre gli altri familiari della donna sono assistiti dai legali Roberto Pusceddu e Pamela Marianna Piras. Nella sentenza la Corte d’assise d’appello ha riconosciuto il risarcimento al fratello, escludendo gli zii come chiesto dalla difesa.

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