Monserrato.

Definita l’identità dell’abito tradizionale 

Su Fordallinu risale all’Ottocento: adesso ci sono le regole per la sua tutela 

Per restare aggiornato entra nel nostro canale Whatsapp

Troppe inesattezze e informazioni fuorvianti, circolate anche di recente. Il gruppo folk di Monserrato interviene per fare chiarezza riguardo “su fordallinu”, il costume identitario della città, risalente all’Ottocento. Durante una riunione per l’approvazione del bilancio, venerdì scorso, l’associazione ha votato una mozione per promuovere la tutela dell’abito e proteggerne l’identità dalle ricostruzioni non corrette. Nato nel 1950 come Corale di Monserrato, dal 2020 il gruppo si chiama Associazione Folklorica Monserrato e conserva il patrimonio vestimentario storico della comunità, detenendo anche sette capi dell’abbigliamento più pregiato, “is fordallinus”, appunto.

Tradizione

«Era l’abito di gala della classe sociale più ricca, caratteristico per la preziosa e raffinata gonna di broccato di seta verde e filo d’oro a motivi naturali e floreali color cremisi, rosa e bianco, con grembiule corto di broccato e velluto», spiega il presidente Antonello Mameli. «Al di sotto si indossava una pesante sottogonna detta “faietta” per accentuare, con la maggiore ampiezza e volume, il ruolo sociale. Completano questo lussuoso abito la camicia di tela, il copricapo di raso, la fascia di velluto nero, la cinta di gallone d’oro, il corsetto, il velo e le scarpe. Per la sua bellezza e ricchezza è esposto nel Museo della Vita e delle Tradizioni Sarde di Nuoro». Insieme a “s’abordau”, caratterizzato dall’ampia gonna plissettata a righe verticali rossoblù, e all’abbigliamento maschile con calzoni bianchi, gonnellino nero, camicia ricamata, corpetto e copricapo in panno, “su fordallinu” viene indossato in rappresentanza della comunità nel corso delle manifestazioni laiche e religiose più importanti, Sant’Efisio in primis. «È un patrimonio che non appartiene solo all’associazione, ma a tutti i monserratini», continua Mameli. «Simboleggia la nostra cultura e la nostra tradizione».

Tutela

Per questo le idee per la tutela e la valorizzazione non mancano, tra cui quella di un museo della cultura locale «con diverse sezioni tematiche ove collocare i beni materiali identitari: l’abbigliamento storico, gli strumenti musicali del liutaio Triolo, le opere del pittore Cesare Cabras, la raccolta di minerali di Carlo Spano», propone il presidente del gruppo. «Il sistema museale locale entrerebbe a fare parte del Circuito dei Piccoli Musei regionali con benefici ritorni economici prodotti dalla mobilità turistica».

Questo contenuto è riservato agli utenti abbonati

Per continuare a leggere abbonati o effettua l'accesso se sei già abbonato.

Accedi agli articoli premium

Sfoglia il quotidiano da tutti i dispositivi

Sei già abbonato?
Sottoscrivi
Sottoscrivi