New York. Dalle guerre in Ucraina e in Iran all'intelligenza artificiale, passando per la "linea rossa" di Taiwan. I dossier caldi che Xi Jinping e Donald Trump affrontano sono molti e spinosi. Il faccia a faccia è ritenuto fondamentale per favorire una migliore comunicazione fra le due superpotenze così da evitare incidenti politici ed economici che rischiano di affondare l'economia mondiale. Cina e Stati Uniti sono in corsa per il dominio della “superintelligenza” perché, è la tesi di Trump, «chi vince sull'AI, vince». Nonostante gli allarmi, il presidente americano è contrario a qualsiasi limite e ritiene che anche Xi sia contrario all'imposizione di regole. Gli Stati Uniti hanno proposto a Pechino una sorta di “telefono rosso” da attivare fra le due capitali. Quello dei dazi, invece, è uno dei temi più spinosi nei rapporti fra i due Paesi. La tregua commerciale in vigore dallo scorso anno è stata prolungata fino a gennaio concedendo più tempo alle parti per continuare a negoziare. L'accordo prevede l'impegno a ridurre i dazi reciproci e l'estensione di alcune esenzioni tariffarie da parte degli Stati Uniti.
Anche le guerre, naturalmente, sono al centro dell’incontro: quella Russia-Ucraina, innanzitutto. Consapevole dell'influenza di Pechino su Mosca, Trump intenderebbe sollevare con Xi il tema circa le indiscrezioni sul significativo aiuto che la Cina starebbe offrendo a Mosca fornendo componenti usati in droni e missili. Rispetto ai suoi predecessori, Trump sarebbe meno interessato al tema dei diritti umani anche se il suo entourage, in particolare il segretario di Stato Marco Rubio, è molto critico nei confronti delle politiche portate avanti sui diritti umani dalla Cina.
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